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“Rheingold”, l'incredibile storia vera di un criminale diventato rapper

Nelle sale è arrivato il nuovo lungometraggio di Fatih Akin, regista tedesco nato da genitori turchi. Tra le novità anche l'italiano “Noi anni luce”

di Andrea Chimento

“Rheingold”, l'incredibile storia vera di un criminale diventato rapper

3' di lettura

Quando la prigione può offrire una seconda possibilità: si può riassumere così l'incredibile storia di Giwar Hajabi, piccolo criminale diventato un potente spacciatore che, una volta arrestato, ha capito quale fosse la sua vera strada nella vita.
Conosciuto con il nome d'arte di Xatar, Hajabi ha iniziato una seconda esistenza come rapper di successo e la sua vita viene raccontata in “Rheingold”, film uscito questa settimana nelle nostre sale.
Torturato in una prigione irachena, Xatar ricorda come ha trascorso l’infanzia da curdo al confine con l’Iraq e il successivo arresto dei genitori musicisti. Dopo aver scalato le gerarchie dello spaccio di droga, perde un prezioso carico e, per saldare i suoi debiti con il cartello, progetta un leggendario furto d'oro.
Le sue attività criminali non hanno mai scalfito la sua passione per la musica, in particolare per il rap, che diventerà poi anche la sua professione.

Una vicenda incredibile, quella del rapper curdo Xatar, passato dalla guerra al ghetto fino alle vette della musica mondiale, che viene raccontata da Fatih Akin, regista nato in Germania da genitori turchi che ha spesso diretto pellicole attorno al tema della migrazione: tra i suoi lavori migliori si possono annoverare in questo senso “La sposa turca” del 2004 e “Ai confini del Paradiso” del 2007.Dopo aver dimostrato una discreta capacità narrativa con queste pellicole, Akin è caduto in un vortice di pessimi risultati negli ultimi anni, con film semplicemente da dimenticare come “Oltre la notte” e “Il mostro di St. Pauli”.Grazie a “Rheingold” riesce in parte a rialzarsi, firmando un interessante lungometraggio biografico capace di incuriosire.

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Un girotondo di generi

La vera storia di Xatar è l'occasione per Akin di spaziare tra generi diversi, che finiscono per alternarsi e mescolarsi in maniera piuttosto riuscita: si passa dal biopic al thriller, arrivando anche al cinema bellico, al gangster e, naturalmente, a una serie di intensi momenti musicali. “Rheingold” coinvolge per una storia appassionante e per come il regista riesce a gestire bene le diverse temporalità in campo, ma allo stesso tempo la messinscena è estremamente artificiosa e Akin finisce ancora per guardarsi troppo allo specchio, puntando su virtuosismi barocchi senza dubbio non necessari.Resta un passo avanti deciso rispetto agli ultimi lavori e non mancano sequenze degne di nota, ma il disegno d'insieme convince fino a un certo punto ed è un film che si rischia di dimenticare in fretta.

Noi anni luce

Noi anni luce

Tra le novità della settimana c'è anche il film italiano “Noi anni luce”, diretto da Tiziano Russo.Protagonista è l'adolescente Elsa, a cui viene diagnosticata improvvisamente una leucemia. La ragazza ha urgente bisogno di un trapianto, ma l'unica persona compatibile per la donazione è il padre che non ha mai conosciuto.Inizierà così un viaggio alla ricerca del genitore, accompagnata da Edo, un ragazzo conosciuto in ospedale.Esploso grazie al successo di “Colpa delle stelle”, il filone del “cancer movie adolescenziale” è ormai un sottogenere che punta spesso sulla lacrima troppo facile e fatica a evitare le tante trappole retoriche che trova lungo il percorso.Cade in questi rischi anche “Noi anni luce”, film che riesce a toccare corde profonde solo a tratti e che risulta scontato e prevedibile per quasi tutta la sua durata. Non mancano sinceri momenti commoventi, ma finiscono per perdersi a causa dei troppi stereotipi e luoghi comuni della sceneggiatura: un tema del genere avrebbe avuto bisogno di maggiore attenzione in fase di costruzione drammaturgica. Tra gli esempi migliori di questo filone, va ricordato “Quel fantastico peggior anno della mia vita” di Alfonso Gomez-Rejon del 2015.

Noi anni luce


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