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Final Fantasy VII remake, videogiochi di ruolo che continuano a emozionare

Nel 1997 fu campione di incassi. Torna uno dei giochi di ruolo giapponesi più amati di sempre che ha reso popolare nel mondo un genere videoludico

di Luca Tremolada

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Nel 1997 fu campione di incassi. Torna uno dei giochi di ruolo giapponesi più amati di sempre che ha reso popolare nel mondo un genere videoludico


2' di lettura

A distanza di oltre vent'anni, tornano Cloud Strife, Tifa Lockhart, Aerith Gainsborough, Barrett Wallace e lo spietato Sephiroth. Final Fantasy 7 Remake, dopo cinque anni di sviluppo, torna in un remake che parla al cuore e alla pancia dei giocatori diversamente giovani con l’ambizione di conquistare le nuove generazioni. Nel 1997 Square Enix riuscì nell'impresa di rendere il genere dei giochi di ruolo una macchina di sogni e di soldi. Fu record di incassi e dimostrò in occidente che i game designer giapponesi era come pochi altri costruttori di mondi e di emozioni per tutte le età. Anche per questo quella di Final Fantasy VII Remake non poteva essere la solita operazione nostalgia. E infatti non lo è.

Non è una operazione nostalgia. Passate le prime due ore avrete la sensazione di assistere a un classico della cinematografia in bianco e nero riprodotto in alta risoluzione e su grande schermo. Non abbiate timore, non un prodotto triste come Stalio e Olio a colori. Final Fantasy VII, che uscirà il 10 aprile, è stato rimaneggiato in chiave moderna sia sotto il profilo “cinematografico”e della narrazione che su quello del gameplay. Nel 1997 si giocava a turni, oggi gli scontri sono in tempo reale: si muovono i protagonisti uno alla volta, si schivano colpi e si contrattacca aspettando di potere effettuare mosse speciali, bere pozioni o lanciare magie. L’evoluzione non mortifica quella componente strategica che è stata la chiave del successo di questo gioco. Peraltro il “classic mode” rimane, intendiamo una moalità praticamente a turni che lascia al sofrware la gestione delle animazioni e al giocatore solo la scelta degli attacchi e delle magie. L’operazione non sacrifica la costruzione tattica dei personaggi. L’effetto finale e quindi è quello di una avventura cinematografica molto spettacolare e ancora più emozionante.

Final Fantasy VII remake dietro le quinte

E poi c’è la storia. Dicevamo la trama. Final Fantasy VII è una epopea, struggente e bambina. E’ il primo videogioco degno di questo nome ad avere raccontato una storia, con passo disneyano e la liricità che trovate solo nelle migliori opere di animazione giapponesi. C'è amicizia e sacrificio, colpi di scena clamorosi e repentini e anche lentissime sequenze che delineano architetture e costumi che hanno segnato anche la storia del videogioco. La computer grafica che in quegli anni era una novità da grande schermo non perde minimamente la magia di un tempo anche vent’anni dopo. Come anche sembra superare le generazioni quell’innocenza che un po’ si è persa nel raffigurare il bene e il male anche con gli stereotipi della narrativa da Jrpg (gioco di ruolo giapponese).

Final Fantasy VII Remake, le immagini

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Cosa ci è piaciuto. Da subito ci si accorge che non è un remake. La trama principale è più ampia e matura. In questo senso Final Fantasy VII è qualche cosa di nuovo che i fan attendevano da tempo. Ci è piaciuto anche lo sguardo lento e compiaciuto di chi sa di avere inventato un mondo che a distanza di decenni resta di fortissimo impatto e magia.

Cosa non ci è piaciuto. C’è poco libertà, si segue la narrazione. Ma il peggiore difetto è forse quello che passeranno altri cinque anni, temiamo, prima di assistere a un nuovo capitolo.

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