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Finalmente abbiamo capito che crescita e sviluppo non sono la stessa cosa

Il vero progresso è quello che mira a migliorare il benessere dell’umanità, contribuendo a equità e giustizia

di Jeffrey D. Sachs

 Una piantagione di banane in Brasile semisommersa da un’inondazione provocata dai cambiamenti climatici

5' di lettura

Cinquant’anni fa, gli imprenditori italiani del Club of Rome diedero una scossa al mondo intero con il loro rivoluzionario trattato Limits to Growth. Questa avanguardia di pensiero e d’azione continua oggi, con il lancio della Regenerative Society Foundation da parte di altri imprenditori italiani, un richiamo potente a pratiche di business più olistiche, etiche e sostenibili, nell’intento di aiutare il mondo a raggiungere gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (Sdgs) e quelli stabiliti nell’Accordo di Parigi. Il percorso di 50 anni da Limits to Growth alla Regenerative Society Foundation mostra quanto siamo progrediti nella comprensione delle sfide più critiche per l’umanità, ma anche quanta strada abbiamo ancora da fare per vincerle.

Il mezzo secolo dalla pubblicazione di Limits to Growth definisce anche il mio percorso intellettuale, visto che ho cominciato i miei studi ad Harvard 50 anni fa. Uno dei primi libri che mi sono stati assegnati nel corso introduttivo di economia era Limits to Growth. Quel libro mi colpì , lasciando un segno che dura ancora oggi. Per la prima volta si pubblicava una proiezione matematica dell’economia mondiale e della natura considerate in modo olistico, utilizzando nuovi modelli dinamici di simulazione dei sistemi che erano in elaborazione al Massachusetts Institute of Technology (Mit).

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Limits to Growth ci metteva in guardia sul fatto che la crescita economica ponderata era sulla strada del superamento delle risorse planetarie, andando verso il rischio di una potenziale catastrofe nel XXI secolo. Il mio professore respinse stizzosamente il libro e il suo cupo avvertimento. Quel libro, ci disse, aveva tre punti a sfavore della propria tesi: era scritto da ingegneri, e non da economisti; non prendeva in considerazione le meraviglie di un sistema di mercato autocorrettivo ed era scritto all’Mit, non ad Harvard! Già allora, io non ero convinto che l’avvertimento cruciale contenuto nel libro fosse da liquidare così facilmente.

Cinquant’anni dopo, e dopo infiniti incontri internazionali, conferenze, trattati, migliaia di studi e ricerche e, soprattutto, dopo un altro mezzo secolo di esperienza su questo pianeta, possiamo dire quanto segue.

1 La crescita economica mondiale sta effettivamente oltrepassando la disponibilità delle risorse della Terra. Gli scienziati parlano oggi di un’economia globale
che supera le “soglie planetarie”.

2 La violazione di questi confini planetari minaccia i sistemi fisici della Terra, e di conseguenza l’umanità stessa. In particolare, l’umanità sta riscaldando il clima, distruggendo l’habitat di milioni di altre specie viventi, e sta inquinando aria, acque e suolo.

3 L’economia di mercato da sola non fermerà questa distruzione. La maggior parte delle azioni più pericolose – come l’emissione di gas serra che provocano il cambiamento climatico, la distruzione di foreste autoctone, la dispersione di sostanze chimiche nei fiumi e negli estuari – non si presentano con le istruzioni allegate. La Terra,
in questo momento, è trattata come una discarica per le peggiori pratiche distruttive.

Vent’anni dopo Limits to Growth, nel 1992, i governi mondiali si ritrovarono all’Earth Summit di Rio de Janeiro per adottare alcuni accordi sull’ambiente, tra cui la Un Framework Convention on Climate Change (Unfccc, Convenzione Quadro Onu sul Cambiamento Climatico) e la Convention on Biological Diversity (Convenzione sulla Biodiversità). Altri vent’anni dopo, nel 2012, gli stessi governi si ritrovarono a Rio per discutere del fatto che quegli accordi non funzionavano come avrebbero dovuto. La Terra, riconoscevano, era sempre più in pericolo. Al convegno del 2012 si impegnarono a definire gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (Sdgs) per guidare l’umanità verso la salvezza. Nel 2015, tutti i 193 Stati membri della Nazioni Unite adottarono gli Sdgs e poche settimane dopo firmarono l’Accordo di Parigi sul Clima, per l’implementazione del trattato climatico del 1992.

Intanto, è passato mezzo secolo dal primo monito a oggi. Abbiamo firmato convenzioni e trattati, adottato molti obiettivi globali, ma, nella pratica, non abbiamo ancora cambiato corso. La Terra continua a riscaldarsi, addirittura più velocemente di prima. La temperatura terrestre media è oggi di 1,2°C più calda del periodo preindustriale (1880-1920) e più alta di sempre nei passati 10mila anni di civiltà. Il riscaldamento globale ha accelerato di oltre 0,3°C ogni decennio, il che significa che nel prossimo potremmo molto probabilmente superare il limite di 1,5°C sul quale il mondo si era accordato a Parigi.

Un’intuizione fondamentale per il nostro futuro è che oggi capiamo finalmente la differenza tra semplice “crescita economica” ed effettivo sviluppo economico. La crescita economica si basa sull’aumento degli indicatori tradizionali di reddito nazionale, e continua a provocare quello che è accaduto finora: più inquinamento, più emissioni di gas serra, più distruzione delle foreste.

Il vero progresso economico mira a migliorare il benessere dell’umanità, sconfiggendo la povertà, sviluppando un’economia più equa e giusta, assicurando un livello educativo di qualità per tutti, prevenendo nuove pandemie, migliorando la qualità di vita attraverso tecnologie e modelli di business sostenibili. Il vero sviluppo economico punta a trasformare la nostra società creando benessere.

La Regenerative Society Foundation è una potente iniziativa governata da leader del mondo imprenditoriale italiano, seriamente impegnati in un’autentica trasformazione. Il concetto di rigenerazione trae origine e ispirazione dalla natura stessa, creando un’economia più circolare che elimini residui e inquinamento grazie al riciclo, al riutilizzo e alla rigenerazione delle risorse naturali.

È chiaro che un sistema economico non può essere interamente circolare – ha bisogno di energia da fuori (altrimenti violerebbe le leggi della termodinamica). Ma invece di attingere da fonti fossili, l’energia del futuro dovrebbe venire da fonti rinnovabili (che si tratti di solare, eolico, idroelettrico o bioenergia sostenibile) e da altre tecnologie sicure. Persino energia proveniente da una fusione artificiale sicura potrà probabilmente essere tecnologicamente ed economicamente accessibile nel giro di qualche decennio.

Da parte mia, cerco di rigenerare anche l’economia, intesa come nuova disciplina accademica olistica per lo sviluppo sostenibile. Proprio mentre le aziende cambiano per allinearsi agli Sdgs, l’economia come disciplina intellettuale deve riconoscere che l’economia di mercato deve essere pervasa di una struttura etica, e che la politica deve avere come obiettivo il bene comune. Le discipline scientifiche devono lavorare insieme, unendo le forze tra scienze naturali, scienze politiche, scienze umane e arti. Papa Francesco ha lanciato un appello per questa nuova economia olistica, incoraggiando i giovani ad adottare l’Economia di Francesco, ispirata all’amore della natura e dell’umanità di San Francesco d’Assisi.

Sviluppo sostenibile, economia rigenerativa ed Economia di Francesco sono, in fondo, un nuovo modo di mettere a frutto la nostra conoscenza, le tecnologie del XXI secolo e l’etica, promuovendo il benessere umano. Il primo principio è il bene comune – e questo significa che dobbiamo cominciare con la pace e la cooperazione. Mettere fine alla guerra in Ucraina sui tavoli della diplomazia, e trovare uno scopo comune globale tra Ovest ed Est, è il punto da cui ripartire.

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