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Questo articolo è stato pubblicato il 05 agosto 2010 alle ore 13:48.

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Il presidente della Bce, Jean Claude Trichet (Ansa)Il presidente della Bce, Jean Claude Trichet (Ansa)

La crescita dell'economia nella zona euro «si è rafforzata nel secondo trimestre» e i dati disponibili per il terzo «sono migliori del previsto». Gli stress test ai quali sono state sottoposte 91 banche dell'Eurozona e di altri Paesi europei «sono stati completi e severi» e «hanno confermato la resistenza del sistema bancario europeo agli shock», aumentando la trasparenza nel settore. Lo ha detto il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet nella dichiarazione introduttiva della conferenza stampa al termine del consiglio direttivo della banca centrale a Francoforte.

Nonostante il quadro ottimistico, tuttavia, la Bce ha lasciato il costo del denaro invariato e Trichet ha definito «appropriato» il livello dei tassi d'interesse e ha confermato che l'orientamento della politica monetaria resta «accomodante». Dunque, nessuna avvisaglia di aumenti in vista. Vengono perciò confermate le previsioni del mercato. Il tasso di rifinanziamento è rimasto dunque all'1%, (0,25% il tasso deposity facility e 1,75% quello marginal lending facility). E' dal 13 maggio 2009 che la Bce non modifica i tassi di interesse che non sono mai stati così bassi da quando esiste la moneta unica. Il mercato ritiene che la situazione resterà invariata per i prossimi 12 mesi.

«Non possiamo ancora cantare vittoria»
«I dati disponibili per il terzo trimestre - ha affermato il presidente della Bce "con ottimismo quasi scaramantico" come ha osservato Marco Annunziata di Unicredit - sono migliori delle attese. Il mercato sta funzionando meglio del previsto». Tutti segnali, questi, che permettono alla banca centrale di guardare con un po' più di ottimismo al futuro, dopo le turbolenze dei mesi scorsi che avevano fatto temere una crisi sistemica della zona euro. Detto ciò, in ogni caso l'atteggiamento di fondo «resta improntato alla prudenza», ha detto il banchiere centrale. La crescita, infatti, «è moderata ma ancora a ritmo irregolare e in un clima di incertezza» e il dato complessivo del secondo semestre potrebbe non tenere il passo con la prima parte dell'anno. A ciò si aggiungano i dati sui prestiti al settore privato diffusi nei giorni scorsi: «Non devono essere sovrastimati - ha detto Trichet - anche perché l'indagine si riferisce ad un periodo di tensioni sul mercato, compreso tra il 14 giugno e i primi di luglio. Ma dimostrano che non possiamo ancora cantare vittoria».

L'attenzione si sposta dunque alla riunione del 2 settembre, quando dovrebbe arrivare qualche indicazione sull'exit strategy e saranno diffuse le stime aggiornate della banca centrale di crescita e inflazione che è «moderata» e lo resterà anche nel 2011, salvo evoluzioni particolarmente negative dei prezzi del greggio e delle materie prime.

In ogni caso, spiega Gregorio De Felice, capo economista di Intesa SanPaolo «non penso che la situazione permetta una svolta sui tassi in tempi rapidi. Ci sono ancora molti depositi delle banche presso la BCE e, benchè in miglioramento, i conti del sistema bancario, richiedono ancora la disponibilita al finanziamento della banca centrale. Anche se la ripresa si va rafforzando - conclude - tornare a parlare di rialzo dei tassi mi sembra ancora prematuro».

Poco prima della Bce, anche la Banca d'Inghilterra aveva mantenuto invariati i tassi di interesse allo 0,5% confermando il programma di acquisto di bond per 200 miliardi. Entrambe le decisioni erano ampiamente attese dagli economisti che non prevedono alcun rialzo dei saggi di riferimento fino alla prossima primavera. I tassi rimangono quindi al livello più basso della storia della BoE e restano invariati dal marzo 2009.

Marco Annunziata (Unicredit) spiega al Sole.com l' «ottimismo scaramantico» di Trichet

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