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Lehman, nuovo piano dai creditori

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Questo articolo è stato pubblicato il 19 dicembre 2010 alle ore 08:17.


ROMA
Si complica il processo che dovrebbe portare al rimborso dei creditori di Lehman Brothers Holding (Lbhi), la banca d'affari americana finita in Chapter 11 nel 2008. Un gruppo di creditori della banca Usa ha presentato un piano di ristrutturazione alternativo a quello cui sta lavorando da due anni l'amministratore Alvarez&Marsal. La legge americana consente questa forma di concorrenza. E consente anche la strada semplificata che i fondi, capeggiati dall'hedge fund di John Paulson, hanno individuato al fine di ottenere un duplice risultato: alzare i tassi di rimborso sui crediti rispetto a quelli prospettati da A&M e accelerare una procedura che altrimenti rischia di prolungarsi a oltranza con l'effetto di assicurare allo staff di A&M proventi cospicui dalle commissioni di gestione del Chapter11 Lehman. Sono una decina i creditori che hanno aderito al contro piano (California Public Employees' Retirement System; County of San Mateo; Fiduciary Counselors; Fir Tree Inc; Gruss Asset Management Lp, Owl Creek Asset Management; Paulson&Co; Perry Capital&Co in rappresentanza di fondi di cui sono advisor; Taconic Capital Advisers; Western Asset Management): complessivamente raccolgono 12,5 miliardi di dollari di crediti, di cui circa 9 miliardi sono relativi a bond senior garantiti, a fronte di un monte crediti complessivo verso Lbhi ammesso alla procedura che A&M in questi mesi ha ridotto da un trilione a circa 400 miliardi di dollari (365 miliardi il target annunciato per fine 2010). L'approccio dei fondi non considera le varie società del gruppo Lehman finite in Chapter11 negli Usa come diverse entità, per ognuna delle quali elaborare un proprio piano di ristrutturazione come sta facendo A&M. Ma, come la legge consente, preferisce considerare come un unico consolidato capogruppo e controllate, verso le quali i creditori si comporterebbero come fosse un unico debitore. Questo significa in pratica azzerare le partite intercompany (debiti e crediti fra le società) che A&M sta invece cercando di ricostruire e cristallizzare una per una (processo che sta portando via molto tempo). Il risultato dell'approccio dei fondi è quello di riuscire a ottenere tassi di rimborso più alti rispetto al piano di A&M. L'amministratore di Lehman nell'ottobre scorso aveva predisposto una forma di aggiornamento del piano (presentato a inizio 2010) alzando le previsioni di rimborso sui senior fissate in precedenza al 17,4 per cento. Il contro piano è arrivato prima, portando i tassi di rimborso per questa categoria fino al 24,5 per cento. Il progetto alternativo propone uno scenario migliore anche per la situazione dei risparmiatori italiani, che ha un doppio binario di recuperi con i crediti diretti verso la controllata olandese Lbt e le garanzie fornite da Lbhi ai creditori di Lbt. A&M propone tassi di recupero dei crediti Lbt verso Lbhi pari al 7,4% cui si sommano le garanzie di Lbhi per un altro 14,7 per cento. I fondi prospettano invece un recupero del 18,3% dei crediti Lbt verso Lbhi, cui aggiungono un 9,2% sulle garanzie. Complessivamente si avrebbe, per gli italiani, un tasso totale del 27% proposto dai fondi contro il 20% circa di A&M. Guardandolo sulla carta il piano dei fondi è sicuramente più allettante, ma bisogna vedere se il tribunale di New York lo riterrà percorribile, perché l'azzeramento delle partite intercompany potrebbe essere comunque impugnato da qualcuno.

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Tags Correlati: &A&M | &Paulson&Co | Alvarez Marsal | Angelo D'Alessandro | Asset Management Lp | Bank of America | Fir Tree Inc | Fondi comuni | John Paulson | Lehman Brothers Holding | Morgan Jp | Perry Capital | Raffaele Romano | Stati Uniti d'America

 

I fondi hanno chiesto che il loro piano sia messo ai voti in concorrenza con quello di A&M, ma sarà il giudice a dover decidere. Nel frattempo l'amministratore di Lehman dovrà impegnarsi per uscire dall'angolo. Il suo piano doveva inizialmente essere votato nella primavera scorsa, ma è slittato a lungo per via della resistenza di molti creditori con i quali A&M ha scelto la strada del negoziato per evitare di vedersi bocciare il progetto. Nell'ottobre scorso A&M aveva promesso un piano rivisto e corretto entro la fine di quest'anno, per portarlo in votazione entro marzo. Ma sinora non si è visto nulla, se non il contropiano dei fondi. Con la gestione degli asset l'amministratore sta costituendo un tesoretto da 57 miliardi di dollari da utilizzare per una prima fase di rimborsi, lo stesso ammontare preso in considerazione dai fondi per elaborare il loro piano di rimborsi. «Restano comunque i contenziosi multi miliardari con Jp Morgan, Barclays e Bank of America – spiega Raffaele Romano, che assieme ad Angelo D'Alessandro guida lo studio Sge - dai quali A&M spera di recuperare altri soldi per la seconda fase di rimborsi».
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