Il Sole 24 Ore
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Prysmian vince la sfida per Draka Il rivale cinese cede

Simone Filippetti



MILANO
I cinesi alzano bandiera bianca e Prysmian ha la strada spianata per diventare il numero uno al mondo dei cavi per le tlc. La Befana ha tirato fuori dalla calza il più bel regalo per la ex Pirelli Cavi: il gruppo italiano di tecnologia conquisterà, dopo un serrato corteggiamento, l'olandese Draka.
Nel giorno del lancio della scalata da 840 milioni di euro di Prysmian, il concorrente Xinmao, apparso come terzo incomodo insidiando Draka, si ritira: non presenterà l'annunciata e temuta contro-Opa, a un prezzo più alto. E poiché l'Opa di Prysmian è stata fin da subito definita amichevole (perché concordato con l'azionista di riferimento), è praticamente certo che, dopo aver rischiato di vedersi sfilare la promessa sposa da Xinmao, il matrimonio si farà (la data ufficiale sarà il 3 febbraio, ultimo giorno dell'Opa di Prysmian). Nasce un colosso da quasi 6 miliardi di euro di giro d'affari aggregato e 300 milioni di utili.
Il 2011 inizia con una mega-acquisizione internazionale ed è targata Italia. Piazza Affari già brinda al futuro big mondiale e ha premiato il titolo con un balzo del 10% i titoli. Esultano gli azionisti di Prysmian, primo fra tutti Tip, l'investment bank di Giovanni Tamburi, che è oggi il primo azionista (con il 5% attraverso la newco Club3 di cui fanno parte anche le famiglie Angelini e D'Amico). E ieri, di riflesso, anche Tip, quotata sullo Star, è ai massimi da due anni (risalendo sopra la soglia degli 1,4 euro, un prezzo che non vedeva dall'ottobre 2008). Alla Borsa di Amsterdam è invece scivolata Draka, in calo dell'8,01% a 17,79 euro. Tutto come previsto: una volta capito che Prysmian ha vinto la partita, il mercato si sta allineando al prezzo dell'Opa. Gli italiani hanno lanciato un'Opas (offerta pubblica di acquisto e scambio) mettendo sul piatto 8,6 euro in cash più 0,65 azioni Prysmian per ogni titolo Draka: in totale l'offerta vale 17,2 euro ad azione. Ma l'affondo su Draka, da tempo nel mirino di Prysmian, era stato guastato dalla discesa in campo di Xinmao, gruppo cinese che aveva annunciato una contro-Opa a 20,5 euro: più alta come controvalore rispetto all'offerta mista di Prysmian e soprattutto tutta in denaro contante. Ce n'era abbastanza per mettere fuori gioco Prysmian. Ma come a sorpresa erano comparsi sulla scena, altrettanto a sorpresa i cinesi hanno dato partita vinta agli avversari: ieri mattina l'annuncio di volersi ritirare dalla battaglia su Draka perché non ce l'avrebbero fatta a mettere a punto la sua offerta in tempo utile per presentare una contro-Opa (i termini sarebbero scaduti lunedì).
Per Valerio Battista, il dinamico amministratore delegato del gruppo italiano, una doppia vittoria: fa diventare Prysmian il numero uno al mondo senza un euro in più di debito (per la parte cash dell'Opa c'è la liquidità in cassa più le linee di credito già esistenti e il resto è pagato carta contro carta) e a un prezzo ritenuto giusto dagli analisti. Anche il tempismo è stato azzeccato: il gruppo olandese ha il fiatone e l'arrivo di un partner industriale era la mossa attesa. Nel 2009 i ricavi di Draka sono caduti del 28% a 2 miliardi e l'utile è sceso a 48 milioni. Una società dai buoni numeri, solida, ma un po' appannata: l'identikit della preda ideale per Battista e per la ex Pirelli Cavi, passata dalla gestione Tronchetti Provera a quella di Goldman Sachs fino all'attuale condizione di public company (l'unica big cap italiana assieme a Parmalat).
Dietro la vittoria di Battista ha giocato anche il supporto e il sostegno della politica: il commissario Ue per l'Industria Antonio Tajani si era molto speso a difesa della tecnologia europea. «Ben vengano i capitali e gli investimenti esteri, ma bisogna anche tutelare il patrimonio industriale europeo da operazioni che siano solo specualazioni finanziarie e portino alla fuga di competenze».
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