Il Sole 24 Ore
Stampa l'articolo Chiudi

Mussari: per Mps nessun aumento

C.Per.


FIRENZE
Ancora voci fuori controllo su un prossimo aumento di capitale del Monte dei Paschi, che però smentisce categoricamente. Il gruppo senese non ha affidato alcun mandato a banche d'affari. La puntualizzazione, questa volta molto piccata, arriva direttamente dal presidente Giuseppe Mussari, ieri a Bari per partecipare a un convegno delle banche popolari in qualità di leader dell'Abi.
«No, nella maniera più assoluta», ha risposto Mussari a chi gli chiedeva conferme alle indiscrezioni di stampa circolate in giornata su presunti incontri del management di Rocca Salimbeni finalizzati a mettere a punto una manovra sul capitale da 2 miliardi, da varare subito dopo le elezioni comunali a Siena in programma a maggio. «Io sono qui, non so come vada il mercato, ma in italiano si chiama aggiotaggio e questa volta partono le denunce», ha commentato con rabbia il presidente di Banca Mps e dell'Abi.
Il titolo del terzo gruppo bancario italiano, in effetti, è prima scivolato sotto l'euro per effetto delle «presunte anticipazioni», perdendo oltre il 2% del valore, per poi recuperare sull'onda delle puntualizzazioni di Mussari e chiudere con una flessione del l'1,18% a 1,004 euro, in linea con il target price degli analisti (Centrobanca 1,18 euro; Citi 0,95 euro). Il mercato, insomma, è disorientato: si aspetta qualche mossa da Siena ed è pronto a prendere per buona ogni voce in tal senso. Anche se la situazione richiederebbe prudenza.
Negli ultimi due anni, Banca Mps ha riequilibrato i parametri patrimoniali (Tier 1 all'8,4% e Core Tier 1 al 7,9% secondo i dati di settembre 2010): basterà? E come intende procedere il gruppo presieduto da Mussari e guidato dal direttore generale Antonio Vigni per restituire 1,9 miliardi di euro dei Tremonti bond sottoscritti dal Tesoro? La scadenza naturale è il 2013, ma Vigni ha più volte detto di voler chiudere l'operazione in anticipo, cioè nel 2012, e il presidente della Fondazione Mps, Gabriello Mancini, ha spiegato di essere pronto a collaborare attivamente per arrivare alla restituzione anticipata.
Questo significa che ci sarà un aumento di capitale a breve? A Siena smentiscono. «La banca dice che per adesso non servono aumenti» commentò due settimane fa Mancini. «Ne prendo atto - aggiunse - ma se in prospettiva fosse necessario, siamo pronti a valutare l'opzione e appoggiare le scelte del gruppo». Ci sono anche altre strade che portano al rafforzamento patrimoniale: restano da cedere alcuni asset (per esempio il credito al consumo) e sono possibili operazioni di capital management. Il decreto milleproroghe, consentendo di mettere a capitale il credito d'imposta, inciderà da solo tra 50 e 100 punti base.
La sensazione è che, con la prospettiva (e l'interesse) di restituire in anticipo i T-bond, che costano 160 milioni all'anno, Banca Mps finirà per utilizzare tutti gli strumenti a disposizione. Aumento di capitale compreso. Ma nei tempi e nella misura che in questo momento è difficile prevedere.
© RIPRODUZIONE RISERVATA