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Grandi marchi italiani «vendesi»

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Questo articolo è stato pubblicato il 27 febbraio 2011 alle ore 17:00.

«Vendesi» è il cartello che diversi fondi di private equity hanno attaccato agli asset in portafoglio. Non tanto per la voglia di disinvestire dopo due anni di crisi economica, quanto per chiudere il ciclo di vita di fondi partiti cinque, a volte anche sette anni fa. È tempo di restituire i capitali agli investitori se si vuole tornare sul mercato a raccogliere nuovi fondi. Succede in Europa e succede anche in Italia, dove i marchi sul mercato sono marchi noti: Coin, Rinascente, Giochi Preziosi, Blu vacanze, Metroweb.

La prossima settimana alcuni dei processi di vendita entreranno nel vivo. A cominciare da Coin: proprio domani scade il periodo di esclusiva concesso dall'azionista di maggioranza Pai Partners (con il 69,304%) al private equity Bc Partners per la due diligence e la presentazione di un'offerta vincolante. Il gruppo, rilevato nel maggio 2005 dal fondo francese guidato in Italia da Raffaele Vitale, è cresciuto da 5.600 a oltre 10mila dipendenti in questi anni grazie anche alle acquisizioni di Mela Blu e Upim. Il bilancio dell'esercizio chiuso al 31 gennaio scorso dovrebbe vedere un margine operativo lordo attorno ai 200 milioni a fronte di un fatturato di 1,647 miliardi, secondo le stime presentate dalla stessa società nel novembre scorso in occasione del piano industriale. La cessione, seguita per Pai Partners da Ubs e Madiobanca, potrebbe concludersi entro aprile e a seguire dovrebbe poi essere lanciata l'Opa sul flottante da parte del nuovo azionista di maggioranza. Il gruppo, rafforzatosi negli ultimi anni in Italia sotto la guida dell'a.d Stefano Beraldo, potrebbe, nel nuovo corso, sposare una strategia di espansione internazionale.

Sempre la settimana prossima Lazard, advisor per la vendita di Metroweb da parte del fondo di private equity Stirling Square Capital Partners (76,47%), dovrebbe ricevere le manifestazioni d'interesse per la società proprietaria della più grande rete di fibre ottiche di Milano e della Lombardia. Della partita non sarà Telecom Italia, visto che l'amministratore delegato Franco Bernabé ha dichiarato che non c'è interesse per l'acquisizione, mentre altri operatori industriali potrebbero partecipare alla gara, così come alcuni fondi tra cui F2i, Antin Infrastructure Partners, 3i e Kkr. Nell'azionariato della società c'è anche la ex municipalizzata A2A con il 23,5%. In questo caso si è parlato di un valore attorno ai 400 milioni di euro.

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Tags Correlati: Alberto Dal | Antin Infrastructure Partners | Armani | Bc Partners | Central Retail Corp | Clessidra | Edoardo Lanzavecchia | Enrico Preziosi | Franco Bernabé | Intesa Sanpaolo | Lombardia | Mario Manzini | Maurizio Borletti | Partecipazioni societarie | Raffaele Vitale | Telecom

 

Stirling Square Capital Partners è in uscita anche dall'azienda torinese Microtecnica, costruttore di componenti di volo critici per il settore aeronautico. Il fondo aveva rilevato la società tre anni fa tramite un buyout e ora ha dato mandato a Ubs per valorizzare l'investimento. Microtecnica genera un margine operativo lordo di circa 35 milioni a fronte di un fatturato di circa 200 milioni. La valutazione del gruppo di Torino potrebbe aggirarsi, secondo le indiscrezioni, sui 350 milioni.

Tornando, invece al settore retail, è stato aperto il periodo di data room per Rinascente, seguita da UniCredit e Citi nell'operazione. Contendenti: i thailandesi di Central Retail Corp (Crc) e una cordata organizzata da Maurizio Borletti, presidente e azionista con il 4% e nipote del fondatore della società. La situazione è alquanto complessa perché Borletti, che non è in possesso di alcuna prelazione per l'acquisto, si è dichiarato venditore ad un prezzo superiore a quello offerto dai thailandesi ed è andato anche per vie legali contro gli amministratori di Rinascente, colpevoli, a suo dire, di non aver aperto un'asta competitiva.

Ora la corsa a due è aperta e Borletti se vorrà partecipare dovrà concretizzare l'interesse che dice di aver raccolto intorno all'operazione da griffe internazionali come Prada, Armani, Lvmh e Ppr. Rumors dicono che queste ultime potrebbero mettere un chip nell'operazione, ma di certo non sostenere in toto l'acquisizione che viene valutata dai thailandesi 200 milioni di euro circa. Crc, per altro, offrirebbe al marchio italiano la possibilità di un'espansione all'estero partendo dall'Asia. Gli altri azionisti, Investitori Associati (46%), Rreef del gruppo Deutsche Bank (30%) e Prelios (20%), non hanno preclusioni purché le offerte siano supportate dalla disponibilità di liquidità.

Investitori Associati ha messo sul mercato anche Bluvacanze, acquisita nel luglio 2005 affiancando i tre manager fondatori Vittorio Manzini, Alberto Dal Zilio e Mario Manzini. Il percorso in questo caso è più complesso perché la società è in un periodo di sofferenza. Da poco più di un mese è stato avviato il processo di vendita e al momento è in corso la data room con alcuni operatori del settore turismo. Per la cessione sarà, però, necessario anche il via libera di UniCredit, banca creditrice della società.

Hanno, invece, rinunciato alla quotazione alla fine del 2010 per optare per la cessione gli azionisti di Giochi Preziosi: Clessidra (38%), Intesa Sanpaolo (14,25%) e Idea Capital (5%). Nell'azionariato è presente anche il fondatore Enrico Preziosi (42,1%), che probabilmente reinvestirebbe nella società accanto al nuovo compratore se si trattasse di un fondo. La procedura di vendita è nelle mani di Bofa Merrill Lynch.

Chi ha deciso di andare in Borsa è il Gruppo Rhiag, controllato dal fondo Alpha. In settimana potrebbe già arrivare l'annuncio del prossimo filing per la società, che secondo le stime dovrebbe chiudere il 2010 con 620 milioni di fatturato e oltre 70 di Ebitda. Sempre nel portafoglio del fondo francese, guidato in Italia da Edoardo Lanzavecchia, potrebbe essere arrivato il momento della cessione per Permasteelisa, che conta nel proprio azionariato oltre ad Alpha (43%) anche InvestIndustrial (48%). La società veneta stima per il 2010 circa un miliardo di ricavi e 80 milioni di margine operativo lordo.

Sul mercato anche società di dimensioni minori, ma comunque indice di un'industria che sta riprendendo vigore dopo due anni di immobilità.

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