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Questo articolo è stato pubblicato il 18 marzo 2011 alle ore 06:41.

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PARIGI. Dal nostro corrispondente
Ne è passato di latte sotto i ponti da quando, il 19 ottobre del 1933, André Besnier aprì il suo laboratorio di formaggi al numero 52 di rue d'Avesnières a Laval, allora poco più di un villaggio e oggi grassa cittadina di 51mila abitanti incastonata tra Bretagna, Normandia e Anjou, nel cuore del grande ovest agricolo francese.
L'attività del primo giorno? Trentacinque litri di latte raccolti e 17 camembert, lui e un garzone. Almeno così racconta la saga, diventata leggenda industriale, della famiglia Besnier. Oggi, alla terza generazione, quindicesima fortuna di Francia, con un patrimonio stimato in 2,5 miliardi.
Inutile cercare dichiarazioni di Emmanuel, l'attuale presidente di quello che nel frattempo è diventato il gruppo Lactalis, di suo fratello Jean-Michel o della sorella Marie. Di interviste, i Besnier, non ne hanno mai date. Quasi impossibile trovare delle foto. E anche per i conti bisogna affidarsi alle stringate notizie che arrivano da Laval. La società non è quotata, quindi niente comunicazioni finanziarie, niente bilanci ufficiali, niente analisti.
A costruire questo gigante del latte e dei formaggi (terzo al mondo e numero uno europeo nei latticini, primo gruppo caseario in Europa, secondo nell'agroalimentare francese alle spalle di Danone) è stato Michel, che a soli 27 anni - nel 1955 - ha preso in mano l'azienda alla morte, improvvisa, del padre André, a 61 anni. È lui, scomparso undici anni fa, il protagonista delle tante innovazioni di Lactalis (a partire dal latte a lunga conservazione, nel 1969), dei cento marchi (cominciando da quel Président, sinonimo di camembert, che riempie gli scaffali anche del più piccolo supermercato del più piccolo paesino), dell'internazionalizzazione (con lo stabilimento caseario americano di Belmont, nel 1981) e delle mille acquisizioni.
In Francia, ovviamente, ma anche negli Stati Uniti, in Polonia, in Ucraina, in Russia, nell'Est europeo, in Medio Oriente. E in Italia.
È il 1997 quando il gruppo Besnier, non ancora Lactalis (il cambio avverrà due anni dopo), compra da Nestlé la Locatelli. Con il figlio Emmanuel la storia non cambia. Anzi. Nel 2003 tocca a Invernizzi, rilevata dalla Kraft: 95 milioni di fatturato e 20mila tonnellate di gorgonzola, crescenza e mozzarella. Nel 2005 è la volta di Cademartori, caduta dal gruppo Bel. Ma il colpo grosso deve ancora arrivare, con l'acquisto di Galbani, che trasforma Lactalis nel padrone incontrastato dei formaggi italiani.
Nel nostro Paese ci sono peraltro anche altri marchi notissimi al grande pubblico che fanno capo al colosso francese: Fruttolo e Mio, nella scuderia della società mista, altro colpaccio dei Besnier, costituita con Nestlé nel fresco europeo: società di cui Lactalis ha il 60 per cento.
Insomma, passo dopo passo, silenziosa ma efficace, la società dei Besnier è arrivata dov'è oggi: 10 miliardi di fatturato, al 60% all'estero; 126 stabilimenti in giro per il mondo (6 in Italia); prodotti commercializzati in 148 Paesi (praticamente dappertutto); 38mila dipendenti, metà dei quali fuori dalla Francia (3.300 in Italia); 100 marchi (con Galbani e Président a fare la parte del leone, con una quota del 30%); oltre 9 miliardi di litri di latte raccolti. E un bel po' di turisti che, a Laval, vanno a visitare il Lactopôle. Il più grande museo al mondo sul latte e la loro trasformazione. L'ultima creazione del geniale Michel.
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LACTALIS IN ITALIA

L'acquisizione di Galbani
La Galbani fondata nel 1882 è di Lactalis dal 2006

La mozzarella francese
Fra i marchi di Lactalis anche l'«italiana» Vallelata
La conquista di Invernizzi
Il gruppo fondato nel 1908 fa parte di Lactalis dal 2003
L'acquisto di Cademartoli
Il gruppo fondato nel 1882 fa parte di Lactalis dal 2005

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