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Questo articolo è stato pubblicato il 25 marzo 2011 alle ore 08:44.

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Se siete in vacanza sull'isola di Ventotene e vi viene voglia di mangiare uno qualsiasi dei prodotti Galbani, potete stare tranquilli. Nel negozietto del paese lo trovate di sicuro. Quasi certamente ci sono anche il latte Parmalat e i succhi Santal.
Le reti distributive capillari per i prodotti freschi delle due aziende sono una particolarità tutta italiana da cui Lactalis conta di ottenere signicative sinergie nel caso, assai probabile, in cui riuscisse a conquistare il controllo di Parmalat. Più o meno un punto di ebitda, spiega un manager esperto di prodotti di largo consumo.

L'altra area in cui la gestione Lactalis potrebbe migliorare le performance dell'azienda emiliana ma anche di Galbani è il cosiddetto milk pooling, la gestione della raccolta del latte fresco che costituisce uno dei punti critici delle aziende del settore. Il ciclo produttivo, infatti, se non è gestito in modo ottimale, comporta sprechi elevati di materia prima. Una gestione integrata tra Lactalis (che in Italia vuol dire soprattutto Galbani) e Parmalat consentirebbe di ridurre gli sprechi in modo sensibile. «Le aziende di successo del settore - spiega il manager – riescono a utilizzare lo sfrido del ciclo produttivo, quello che resta una volta confezionato il latte fresco e quello a lunga conservazione».

In che modo? «Si comincia dalla produzione di formaggi freschi, poi di formaggi a lunga scadenza, fino al latte in polvere». Appare chiarissima quindi la sinergia tra le due aziende: Parmalat non produce neppure un pezzo di formaggio e Lactalis, in Italia, non produce neppure un litro di latte. Parmalat avrebbe un cliente "affidabile" e Lactalis un fornitore "di fiducia" di materia prima per la produzione dei formaggi. Una spia dell'efficienza del milk pooling è dato dal rapporto tra costo del prodotto e fatturato: per Parmalat – spiega il manager – è al 70%, per Lactalis scende quasi al 50%. Ancora più alto è per le aziende, come Granarolo, più sbilanciate sul latte fresco. «È vero che pesa anche la capacità di fissare il prezzo di vendita dei prodotti, ma ciò che conta di più in questo settore è la capacità di ridurre al minimo lo sfrido».

Tornando alle reti di distribuzione, Lactalis Italia vanta un network logistico con un magazzino centrale a Ospedaletto Lodigiano e la rete "biG" scorporata dopo l'acquisizione di Galbani: più di cento unità commerciali e 1.200 furgoncini con il logo del Belpaese che consegnano prodotti freschi a 70mila clienti. «Con quella di Parmalat c'è una sovrapposizione pressocchè totale, sono entrambe predisposte a trattare prodotti deperibili» spiega Andrea Sianesi, vicedirettore della business school del Politecnico di Milano. «Se ci sarà l'integrazione, un solo furgoncino potrà consegnare sia il latte che i formaggi, con una notevole riduzione dei costi e una maggiore forza contrattuale soprattutto nei confronti dei piccoli commercianti. Senza contare i benefici del rapporto collaborativo tra produttore e distributore».

Più contenuto è invece il vantaggio verso della grande distribuzione: la massa critica delle due aziende in termini di fatturato italiano crescerebbe (quasi 1,3 miliardi di Lactalis si aggiugnerebbero al miliardo di Parmalat) ma non abbastanza per cambiare i rapporti di forza. Lactalis potrebbe avere piccoli vantaggi dalla contrattazione centralizzata a livello internazionale con la Gdo, ma il vantaggio più importante sarà quello di poter integrare i due network con benefici soprattutto per Parmalat. Lactalis è presente in 150 paesi mentre l'azienda italiana opera in 10 paesi oltre l'Italia.

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