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Questo articolo è stato pubblicato il 02 aprile 2011 alle ore 10:02.

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FIRENZE - «Sono a Bombay. Per 48 ore starò con l'orchestra del Maggio e con il maestro Mehta. I due concerti sono anche l'occasione per incontrare diversi imprenditori e rafforzare i legami con Firenze: Il mio sogno è unire alle università americane, all'Istituto europeo, alle facoltà fiorentine, un polo universitario dei paesi emergenti, India, Cina, Brasile in testa».

Matteo Renzi mercoledì scorso dichiarava così su Facebook il senso della sua "missione" indiana al seguito del Maggio musicale fiorentino: un'azione di fund raising che doveva passare anche dal Giappone, interrotta per la tragedia in cui è piombato il paese (con strascichi di polemiche da parte di coristi e orchestrali), e che certamente non si fermerà alla trasferta di Mumbai. L'idea è quella di trovare capitali, idee e protagonisti per sostenere e rilanciare la cultura del capoluogo toscano.

Il polo internazionale delle università a cui pensa Renzi dovrebbe essere ospitato nell'edificio dell'attuale tribunale, dietro Palazzo Vecchio, quando gli uffici giudiziari si sposteranno nel nuovo palazzo di Giustizia, nel quartiere di Novoli, dopo settembre. A Firenze sono basate oltre 50 università straniere (soprattutto americane), ma la prospettiva di accogliere riunendoli anche atenei asiatici è del tutto nuova e suggestiva. La ricerca di fondi per il Maggio, invece, rientra in una indispensabile azione di risanamento dei conti dell'istituzione musicale guidata dalla soprintendente Francesca Colombo e diretta da Zubin Mehta.

Lo squilibrio di bilancio del 2010, prima che il Fus fosse reintegrato (ma ancora non è quantificato), si aggirava sui 6 milioni. Nell'incertezza, il consiglio d'amministrazione della Fondazione del Maggio, presieduto dallo stesso Renzi, non ha potuto ancora approvare il budget di previsione per l'anno in corso. Lo squilibrio finanziario, del resto, è cosa vecchia. Nei primi anni 2000 si creò un disavanzo strutturale di oltre 12 milioni. Giorgio van Straten, chiamato alla guida del Maggio nel 2002, andò via nel 2005 tra le polemiche con uno sbilancio di 13,7 milioni. Fu l'attuale capo di gabinetto del ministero dei Beni culturali, Salvatore Nastasi, che, arrivato al capezzale del Maggio impose una cura da cavalli, cedendo parte del patrimonio, tagliando la programmazione e perfino gli stipendi dei 490 dipendenti (poi reintegrati due anni dopo).

La riduzione progressiva del Fondo unico per lo spettacolo (dai 21,8 milioni del 2004 ai 17,5 del 2010) ha però riportato in rosso il teatro fiorentino. Basti dire che, prima di Natale, il teatro ha dovuto chiedere un mutuo bancario di 2,5 milioni per pagare tredicesime e compensi mensili. E il previsto premio di produzione non è mai arrivato. Renzi però è andato in India. E c'è chi spera che i mercati emergenti possano aiutare davvero la prestigiosa istituzione musicale fiorentina.

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