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Questo articolo è stato pubblicato il 30 aprile 2011 alle ore 09:25.

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Spettro Etf sulle banche europee (Marka)Spettro Etf sulle banche europee (Marka)

Un'escalation che occorre bloccare sul nascere. Prima che sia troppo tardi. Soprattutto in Europa, dove il mercato degli Etf (fondi comuni quotati che replicano passivamente gli indici di Borsa) si sta sviluppando velocemente negli ultimi anni verso la pericolosa via dell'utilizzo spasmodico di strumenti finanziari derivati.

Le cifre in ballo
Le cifre non sono ancora allarmistiche. Su un valore complessivo di 360mila miliardi di euro di swap in circolazione nel mondo, che secondo una stima dell'Isda (associazione mondiale degli operatori in derivati Otc) si portano dietro un rischio di credito pari a 2.430 miliardi di euro (come ha documentato ieri Il Sole 24 Ore), gli swap messi in piedi dagli emittenti di Etf rappresentano per il momento solo le briciole. Il patrimonio totale degli Etf che investono anche in swap nel mondo ammonta a poco meno di 130 miliardi di euro (188 miliardi di dollari), di cui il 74% sono in Europa. E anche nell'ipotesi in cui l'esposizione negli swap degli Etf fosse pari al 10% (tetto massimo imposto in Europa dalla direttiva Ucits), questa rappresenterebbe solo lo 0,5% se confrontata col l'esposizione mondiale agli swap trattati fuori mercato (Otc). Tenuto conto, anche, che la quasi totalità dei derivati utilizzati dagli emittenti degli Etf ha garanzie collaterali che riducono ulteriormente il rischio d'insolvenza della controparte.

Ma il monito lanciato nelle scorse settimane dal Financial Stability Board (Fsb) deve suonare come un campanello d'allarme. Come del resto evidenzia il titolo della nota diffusa dall'organismo di coordinamento delle authority finanziarie mondiali presieduto dal governatore Mario Draghi: «Problemi potenziali di stabilità finanziaria originati dalle tendenze recenti degli Etf».

La dicotomia geografica
Un duro avvertimento, che preannuncia l'avvio di un «monitoraggio del mercato degli Etf in virtù dei preoccupanti sviluppi in alcuni segmenti del mercato», rivolto soprattutto agli emittenti europei, dove sono concentrati gli Etf cosiddetti sintetici o swap based. Su un totale di 1.122 Etf presenti sul mercato europeo, sono ben 717 (64%) quelli che utilizzano gli swap per riprodurre la performance dell'indice di riferimento da riconoscere all'investitore. Solo il restante 36% è gestito con l'originaria logica di replicare passivamente un indice di Borsa comprando solo i titoli che compongono l'indice e con lo stesso peso. Un prodotto molto semplice che consentte una diversificazione efficiente del portafoglio degli investitori, se ben utilizzati. Con i soli rischi tipici di chi compra un portafoglio di azioni rappresentato da un indice. Acquistando per esempio un Etf a replica fisica (senza swap) sull'indice S&P Mib, che rappresenta i maggiori 40 titoli presenti sulla Borsa italiana, l'investitore compra esattamente questi titoli e con un'unica operazione di acquisto riesce a ottenere una diversificazione del portafoglio su più titoli. Una tipologia che ancora è nettamente in maggioranza sugli altri mercati, statunitense in primis.

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