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Questo articolo è stato pubblicato il 22 maggio 2011 alle ore 08:15.

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«Le banche popolari sono pronte a un progetto di autoriforma che ha come punto centrale l'innalzamento del tetto al possesso azionario dall'attuale 0,5% fino all'1%. Per le sole Popolari con azioni quotate, si aggiunge la fissazione di un limite del 3% per gli organismi collettivi di investimento e per i fondi pensione, lasciando poi all'autonomia statutaria la facoltà di estendere il tetto del 3% ad altre particolari categorie di investitori istituzionali come le Fondazioni». A proporre le novità per l'azionariato delle banche popolari, aggiornando un modello centenario, è il presidente dell'Associazione Nazionale delle Banche Popolari Carlo Fratta Pasini. Che in questa intervista a Il Sole 24 Ore anticipa il progetto di auto-riforma («le linee guida sono pronte da tre anni e condivise in associazione») che con ogni probabilità rappresenterà anche lo schema di riferimento dell'imminente proposta parlamentare bipartisan di riforma legislativa.
La vostra proposta segna una svolta per le cooperative. Si creano i presupposti per un'inedita alleanza tra Fondazioni e banche popolari?
La premessa della riforma è che il modello delle banche popolari, dimostratosi vincente nel sostegno alle economie dei nostri territori anche durante la crisi, non può essere snaturato. Il voto capitario, fondamento delle cooperative, non si tocca. Ma crediamo sia arrivato il momento di consentire un aumento, seppur limitato, del tetto al possesso azionario tenendo conto della diversa platea di investitori interessati alle Popolari, nonchè delle diverse dimensioni e caratteristiche dei singoli intermediari. Il cliente-socio è e resterà il protagonista principale delle nostre banche, ma dobbiamo tenere conto che per chi è quotato vanno considerati anche gli interessi dei fondi e degli altri investitori istituzionali.
L'autoriforma punta però a concedere spazio anche alle Fondazioni. Perché?
Con noi, anche le Fondazioni sono soggetti legati al territorio e alle economie locali. E hanno patrimoni da investire. Una collaborazione tra Popolari e Fondazioni mi sembra naturale. Siamo soggetti diversi, ma con radici e finalità comuni. Aprire il nostro azionariato fino al 3% per le Fondazioni, non snatura né loro né l'architettura delle banche popolari. Ma vorrei essere chiaro: saranno le singole banche, nella loro autonomia statutaria, a decidere se aprire alle Fondazioni. È una facoltà, non un obbligo.
Qualcuno dirà: con l'arrivo delle Fondazioni c'è il rischio che la politica entri nella cabina di regia delle popolari. Che ne pensa?
Intanto bisogna premettere che negli ultimi anni il mondo delle popolari è molto cresciuto nel suo complesso. È un mondo diversificato, che va dalle piccole popolari a quelle molto grandi di dimensione nazionale. E poi c'è chi è quotato e chi no. Diverse sono le basi azionarie, diverse le risposte da dare alle esigenze dei vari tipi di investitori.
Ma il rischio delle ingerenze della politica? C'è chi sostiene, come nel caso della Bpm, che anche l'aumento delle deleghe possa creare i presupposti per «Opa striscianti» da parte di movimenti o associazioni.
Non ho questo tipo di timore. Né ho visto un reale interesse di gruppi politici a scalare dal "basso" le popolari. Certo, l'incremento delle deleghe è un fenomeno da gestire con oculatezza perché, tranne in casi limite, può essere inutile o persino controproducente nel prevenire o contrastare derive autoreferenziali mentre può sicuramente accrescere il rischio di instabilità o di rissosità nelle assemblee. Questo rischio esiste e va evitato.
Quali sono le vostre proposte in materia di aumento delle deleghe? Esistono anche innovazioni sull'acquisizione dello status di socio?
L'attuale previsione normativa che consente agli statuti delle società cooperative di fissare il numero massimo di deleghe da una a dieci, non necessita di alcuna modifica, anche per il mondo delle Popolari. Va invece introdotta la possibilità che gli statuti delle Popolari vincolino l'ammissione a socio ed il mantenimento di tale qualità non al possesso di un'unica azione, come ora, bensì di un pacchetto minimo di azioni. In modo da assicurare la partecipazione alle assemblee esclusivamente ai soci effettivamente coinvolti e consapevoli.
Le Popolari sono anche interessate a far parte del progetto Banca del Mezzogiorno voluto dal Ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Con che obiettivi?
Le Popolari sono interessate a potenziare il servizio alla propria clientela nel Mezzogiorno ed in particolare il supporto alle piccole e medie imprese. Stiamo cercando di capire se sussistano le condizioni perché ciò possa avvenire partecipando a questo progetto. In questa analisti siamo insieme agli amici delle Banche di Credito Cooperativo, con cui la collaborazione è sempre più frequente e proficua. Attraverso l'Istituto Centrale facciamo già business insieme con Cartasì e nei sistemi di pagamento. Proprio da pochi giorni la nostra Associazione ha approvato la firma di un protocollo d'intesa con la Federcasse guidata da Alessandro Azzi per studiare forme di consultazione e di rappresentanza comune sui temi principali della cooperazione di credito e dell'industria bancaria.
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