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Questo articolo è stato pubblicato il 22 maggio 2011 alle ore 19:31.

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Seat Pagine Gialle peggio della Grecia. Rating tagliati a livello di tripla C da Moody's e S&PSeat Pagine Gialle peggio della Grecia. Rating tagliati a livello di tripla C da Moody's e S&P

Venerdì è stata la volta di Moody's che ha tagliato per l'ennesima volta la pagella di Seat Pagine Gialle, portandola a un inquietante livello di Caa3. Ma prima si era mossa Standard&Poor's che a fine marzo aveva decretato un'ulteriore bocciatura portando il rating a CCC+. Per chi è poco avvezzo di voti e pagelle basti ricordare che siamo ampiamente nel regno dei titoli spazzatura e sempre più vicini ai livelli in cui si decreta il default di una società. E, tanto per esemplificare, Seat - ex regina dei fasti internettiani e da anni confinata in un limbo amaro fatto di quotazioni sempre più al lumicino - si trova oggi con un merito di credito peggiore della Grecia. E ora davvero quest'anno rischia di essere l'anno della verità per la società delle guide telefoniche.

Negli ultimi anni Seat si è di fatto limitata a pagare ogni anno gli interessi sulla sua montagna di debiti che, ancora oggi, veleggiano a 2,7 miliardi.
E quegli oltre 200 milioni l'anno di interessi si sono mangiati puntuali ogni anno, almeno dal 2004, la metà dei margini industriali. Ma da domani e per i prossimi tre anni quel debito giunge progressivamente al capolinea. Solo quest'anno scadono e quindi vanno rimborsati 263 milioni di euro. E poi è buio nero, perché tra il 2011 e il 2014 Seat deve metter mano al portafoglio per la bellezza di 2 miliardi di euro. Praticamente quasi l'intero debito va a scadere nei prossimi tre anni. E come fa una società che capitalizza solo 150 milioni, produce 500 milioni di margini industriali e ha un patrimonio netto ridottosi a un miliardo e 357 milioni a ripagare tutti quei quattrini? I normali flussi di cassa non basteranno mai, come ben sanno sia il vertice della società che le agenzie di rating. Che non a caso hanno rating spazzatura da tempo sia sui bond da 750 milioni che sul bond da 1,3 miliardi emesso dalla scatola lussemburghese Lighthouse che scade nel 2014 e paga dal 2004 una cedola fissa dell'8%. Scene da un disastro quindi.

Che fare per sopravvivere? C'è qualche contromossa possibile? Difficile intraprendere la strada di un aumento di capitale, già chiesto al mercato nel 2009. Più facile che la strada sia quella di un allungamento delle scadenze. Difficile che sia d'accordo Royal Bank of Scotland l'istituto di credito britannico esposta a tutt'oggi oggi per oltre 600 milioni e che ha già in passato ridotto la sua esposizione grazie alla disintermediazione connessa all'emissione di due bond. Uno da 550 milioni e l'altro da 200 milioni. Obbligazioni ovviamente ad alto rendimento, dato i pessimi rating della società. Più facile che la richiesta di un riscadenzamento del debito riguardi la holding lussemburghese Lighthouse.

Tra le strade da seguire anche quella di chiedere ai possessori del bond emesso nel granducato di convertire parte del debito in capitale. Ma chi vorrà diventare azionista di una società dal fiato così corto? Di certo lo snodo preoccupante di Seat mette a nudo gli scempi della facile finanza a leva dei fondi di private equity.
I soci di maggioranza Cvc, Permira, Investitori associati e Bc Partners (oggi uscita dal capitale) non si aspettavano certo questo esito, quando caricarono nel 2004 di oltre 3 miliardi di debiti la ex reginetta di Piazza Affari. All'epoca dissero che quel carico era sostenibile nel tempo per la struttura finanziaria di Seat. Di troppo debito in realtà si può anche morire.

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