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Questo articolo è stato pubblicato il 05 giugno 2011 alle ore 15:05.

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Dimenticare Simone Cimino, cancellandone il nome dalle insegne aziendali, è il compito più semplice per il nuovo management approdato a Cape Live, acronimo che sta per Cimino e associati private equity, Listed investment vehicle in equity: l'ad Eugenio Namor vuole cambiarlo in Permanent capital. Ma il difficile sarà sbrogliare la matassa degli impegni e delle partecipazioni incagliate lasciata in eredità dalla precedente gestione. Situazione che ha suggerito ai revisori di Deloitte di negare la certificazione al bilancio 2010. «Non siamo in grado di esprimere un giudizio», hanno scritto, spiegando che «il presupposto della continuità aziendale è soggetto a molteplici e significative incertezze».

All'assemblea convocata per il 24 e 29 giugno per l'approvazione dei conti e il cambio di denominazione, sarà illustrato anche il piano che l'attuale management intende adottare per offrire prospettive di reddito in grado di coprire almeno i costi. Oggi non è così perchè Cape Live non ha entrate se non smobilizza gli asset, per natura illiquidi, che ha in portafoglio. Cape Live infatti è una sorta di fondo chiuso che era stato concepito da Cimino (finito agli arresti in settimana) per avvicinare i risparmiatori al mondo del private equity, quotando in Borsa le azioni della società che investe in fondi e direttamente in aziende. Allo stato Cape Live – che da febbraio ha un cda completamente rinnovato – ha investimenti diretti e indiretti svalutati a 39,2 milioni, rispetto al costo storico di 72,6 milioni.

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