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Questo articolo è stato pubblicato il 09 giugno 2011 alle ore 15:31.

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Un finanziere mostra una delle opere sequestrate a Calisto TanziUn finanziere mostra una delle opere sequestrate a Calisto Tanzi

La collezione di Calisto Tanzi ha finalmente una carta d'identità, una valutazione storico-artistica e una economica. Si scopre dall'accertamento tecnico affidato dalla Procura di Parma alla storica dell'arte Claudia Collina dell'Istituto Beni Culturali della Regione Emilia Romagna, che con i soldi distratti al gruppo alimentare Tanzi ha anche fatto qualche buon affare, ma ha anche preso qualche clamoroso abbaglio.

Per l'esattezza tra le 112 opere sequestrate dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza nel dicembre del 2009 quattro - dopo analisi storiche ed esami radiografici -, sono risultate false: la Natura morta di Paul Gauguin (dietro il quale c'è quasi un giallo), il Ritratto femminile di Giovanni Boldini, il Paesaggio di Marino Marini e Le Moulin de la Gallette di Maurice Utrillo non sono autentiche e sommano valore zero.

Mentre ci sono più di una decina di quadri con stime superiori al milione di euro. Molti acquistati oltre dieci anni fa a meno di 500mila euro ciascuno che oggi valgono milioni come la Natura morta datata 1944 di Picasso (2,8-3,5 milioni), la Falaise au petit Ailly à Varangeville di Claude Monet (2,5-3 milioni), l'olio Etude d'arbres di Edouard Manet (1-1,5 milioni), la Natura morta con cesto di mele di Vincent Van Gogh (1,5-2 milioni) e il Paul Signac Samois. Ėtude n°11(1,3-1,5 milioni) . Il lavoro d'indagine oltre che dalla storica dell'arte è stato svolto dal Nucleo dei Carabinieri per la tutela dei Beni artistici, sezione di Bologna, guidato dal capitano Ciro Laudonia, e della restauratrice della Soprintendenza di Parma Clelia Alessandrini, ausiliare tecnico sull'analisi dei materiali.

La collezione contiene diverse opere preziose intermediate negli anni dall'art advisor Paolo dal Bosco per il patron della Parmalat. Per ora, conclusa la perizia, la raccolta resterà chiusa nei depositi della Soprintendenza di Parma a palazzo della Pilotta presso i depositi della Galleria di Parma. Il commissario straordinario Enrico Bondi potrà metterle in asta a conclusione del processo, in cassa potranno portare tra 16,1 e 27,8 milioni di euro, secondo la stima del consulente tecnico. Forse solo tra un paio di anni, giunto il processo a sentenza, rivedremo queste opere che ritorneranno in circolazione con un'asta giudiziaria battuta da una casa d'asta pubblica.

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