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Questo articolo è stato pubblicato il 17 giugno 2011 alle ore 21:36.

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di Isabella Bufacchi
Moody's ha avviato ieri una ricognizione a tutto campo sulla capacità dell'Italia di mantenere il rating "Aa2": il «review for possible downgrade» dovrebbe risolversi entro 90 giorni, come di regola. Nella peggiore delle ipotesi, la retrocessione dovrebbe essere di un solo gradino.

Quella decisa ieri sera resta tuttavia una brusca modifica da parte di Moody's dell'affidabilità creditizia della Repubblica italiana, rimasta inchiodata sulla "Aa2" con prospettive "stabili" - due soli gradini sotto la "Aaa" - per più di nove anni, dopo la promozione conquistata il 15 maggio 2002. «L'Italia è la stessa, la conosciamo bene, ma è lo scenario che è cambiato, la crisi del debito sovrano europeo è in evoluzione. Per questo valuteremo nei prossimi mesi fino a che punto, in questo contesto peggiorato con tassi d'interesse, spread e costo della raccolta al rialzo, se l'Italia con le sue debolezze strutturali, la bassa crescita e l'alto debito pubblico sarà in grado di attuare il piano di risanamento dei conti pubblici», ha spiegato Kockerbeck al Sole 24 Ore.

A far precipitare la valutazione sulle prospettive dello standing creditizio italiano, Moody's nel lungo comunicato elenca una lunga serie di fattori, esterni ed interni, internazionali e domestici, alcuni di vecchia data, altri recentissimi come l'acuirsi della crisi del debito sovrano europeo. «Tassi d'interesse e spread al rialzo, crisi del debito sovrano europea, crescita bassa e debolezze strutturali, sono interconnessi, interagiscono ed è la combinazione di questi tre fattori che ci farà decidere», ha spiegato Kockerbeck.

La decisione del review, destinata ad avere ripercussioni forti lunedì alla riapertura dei mercati anche perchè sulla scia della recente modifica dell'outlook da stabile a negativo di S&P's, tiene conto della crescita italiana, che è debole e stenta a riprendersi dopo la dura recessione per colpa delle «fragilità strutturali macroeconomiche di lungo termine» (principalmente la bassa produttività e le rigidità del mercato del lavoro e della produzione) aggravate da uno scenario di tassi proiettati al rialzo. «L'Italia ha perso quasi il 7% di Pil con la crisi e ora cresce poco», ha sottolineato Kockerbeck, secondo il quale per recuperare il terreno perduto l'Italia impiega molto.

I rischi sul rispetto dei programmi di consolidamento fiscale e di riduzione dello stock del debito tengono conto di «un governo che sta perdendo il supporto dell'elettorato» ma questo è solo un fattore addizionale. Quello che pesa di più sul rischio di declassamento dell'Italia è come l'Europa gestirà la crisi della Grecia, non la riforma fiscale appena annunciata. A far scattare il campanello d'allarme nei quartieri generali di Moody's è stato il violento peggioramento del costi di raccolta per gli stati sovrani europei ad alto debito in questi giorni, colpa la crisi della Grecia. In pochi giorni lo spread tra BTp e Bund ha superato la soglia dei 200 centesimi, nuovo record.

Le note carenze strutturali dell'Italia, che Moody's monitora da vicino da lunghi anni e che conosce a fondo e che non hanno fatto scattare la modifica dell'outlook da stabile a negativo (rating action più soft del review), pesano di più adesso. I progressi delle riforme strutturali saranno valutati attentamente, durante il periodo di osservazione, come i dettagli delle manovre per complessivi 45 miliardi. Il declassamento può essere evitato ma va tenuto conto che «può dipendere da fattori che l'Italia non può controllare», ha ammonito Kockerbeck.

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