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Questo articolo è stato pubblicato il 14 agosto 2011 alle ore 08:14.

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Tiscali prova a farcela da sola anche se torna a suonare il campanello d'allarme sui conti del gruppo. Salvata due anni fa, quando era finita sull'orlo del dissesto soffocata dai debiti, la un tempo regina dell'ormai defunto Nuovo Mercato (quando arrivò a capitalizzare più della Fiat) mostra segni di difficoltà. Ingenti debiti (circa 200 milioni) continuano ancora a gravare sulla internet company fondata da Renato Soru che, da quando è stata quotata nel 1999, non ha mai chiuso un bilancio in utile a livello di gruppo. Dodici anni sono tanti anche per una start-up.

Nel 2009, tornando sul ponte di comando della sua società dopo la parentesi politica alla guida della Regione Sardegna, Renato Soru aveva promesso un'azienda finalmente sana: per salvarsi, Tiscali era stata costretta a rinunciare a tutta la sua divisione inglese. Sarebbe diventata più piccola (e limitata alla sola Italia), ma almeno profittevole. Ma così ancora non è stato: nei primi sei mesi del 2011 le perdite sono aumentate. I ricavi sono fermi e ha perso 25mila abbonati. Poco amante dei riflettori, le sue interviste sono cosa rara, Soru interrompe la sua breve vacanza (qualche giorno di riposo a cavallo di Ferragosto) per parlare: non accadeva da quasi due anni. Della grande ondata che a fine anni 90 portò al boom delle Tiscali è stata la prima compagnia alternativa ed è rimasta ormai la sola rimasta indipendente. Ma si può continuare a essere il «vaso di coccio» tra tanti «vasi di ferro» nelle tlc in Italia? I piccoli operatori sono praticamente scomparsi, comprati o aggregatisi con altri: vedi Fastweb venduta agli Svizzeri o Tele 2 passata sotto le insegne di Vodafone, o Wind che è già al terzo passaggio di mano (dall'Enel a Orascom ai russi di Vimpelcom), ogni volta in un gruppo più grande.

Il mercato è scettico, eppure Soru non si scompone: lui è convinto di farcela. Tiscali andrà avanti da sola, contando solo sulle sue forze. Sarà la strada giusta? Tre anni fa ci fu un tentativo di vendita, andato in fumo. Adesso Soru fa professione di indipendenza e non chiede altri soldi al mercato: non si vende, non si cercano alleati. È una scommessa su cui si gioca il destino dell'azienda e la personale storia professionale. La posta è alta.

È passato un anno e mezzo dalla ripartenza di Tiscali, con lei di nuovo al timone. Non solo l'azienda non è ancora redditizia, ma la situazione sembra peggiorare. I revisori nella loro opinion hanno anche inserito un richiamo di informativa sulla continuità aziendale...
La nuova Tiscali non peggiora, migliora. Segue il business plan e dimostra di potercela fare. Non nascondo che sui ricavi facciamo fatica, ma la perdita della semestrale a cui si riferisce è dovuta a partite straordinarie. Di quei 17 milioni, 13 sono cancellazione di crediti imputabili a clienti morosi e relativi anche al 2007 e 2008. Dal 2010 tutte le procedure sono cambiate, abbiamo eliminato i clienti morosi e adottato politiche molto rigorose e selettive che, se da un lato rallentano un po' la crescita, dall'altra la rendono più riconoscibile e migliorano la qualità del credito. Tolta questa posta straordinaria, la gestione ordinaria è abbastanza in equilibrio: la perdita «reale» è di 4 milioni, con un secondo trimestre che è stato addirittura positivo. E sulla continuità aziendale, l'opinion dei revisori riporta appunto dei richiami di informativa a quanto da noi illustrato nella relazione semestrale, non dei rilievi.

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