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Questo articolo è stato pubblicato il 14 settembre 2011 alle ore 07:54.

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Su A2A grava il peso della politicaSu A2A grava il peso della politica

Le contrapposizioni ai piani alti di A2a per la spartizione di Edison, di cui la utility lombarda è importante azionista attraverso Delmi, non sono solo il risultato di un diverso approccio industriale ai problemi dell'energia elettrica, ma anche la conseguenza di uno scontro di potere tra fazioni politiche uscite indebolite dalle recenti elezioni amministrative. Una fonte che chiede di non essere citata, ma che è parte in causa nella vicenda, sintetizza la questione in questi termini: «Abbiamo un consiglio che ha opinioni divaricate, un'esperienza duale che ha dato pessimi risultati e una società quotata in Borsa senza un vero capoazienda».

Nonostante il vertice di A2a continui a a smentire la divergenza di vedute, è un fatto che il presidente del consiglio di sorveglianza, Graziano Tarantini, e quello del consiglio di gestione, Giuliano Zuccoli, abbiano idee un tantino differenti su come separarsi da Edf, il colosso pubblico francese che condivide il controllo di Edison insieme a Delmi. Tarantini ha difeso finché ha potuto il piano di 'spezzatino' di Edison messo a punto nel marzo scorso, in cui era previsto anche un conguaglio in denaro e l'uscita di scena di Zuccoli, inviso all'allora sindaco Letizia Moratti. Zuccoli, invece, da tosto valtellinese qual è, ha continuato a covare il progetto di una grande A2a, un terzo polo dell'elettricità concorrente di Enel e Edf, e ora chiede ai francesi, per divorziare, il boccone più grosso: la controllata Edipower, che con i suoi 7.700 megawatt di potenza è la seconda società del settore dopo Enel. Il suo discorso è semplice: dopo la vittoria del referendum contro il nucleare, le centrali a gas sono aumentate di valore. L'accordo di marzo va dunque rivisto al rialzo, e su questo appello alla difesa dell'italianità di Edison Zuccoli ha trovato l'appoggio del ministro dello Sviluppo, Paolo Romani. Anche perché, se la società scalata da Edf nel 2001 passa interamente ai francesi, il mercato nazionale se lo spartiranno di fatto Enel e Edf. Zuccoli avrebbe già come alleato Acea (la utility del Comune di Roma) e godrebbe del sostengo finanziario di Intesa Sanpaolo (che però non conferma). I suoi avversari tuttavia gli contestano l'alto costo dell'operazione Edipower: 1-1,5 miliardi di euro. Come potrebbero i Comuni di Milano e Brescia, soci di A2a e con i bilanci in sofferenza, impegnarsi per importi del genere? E perché Edf dovrebbe cedere Edipower dopo aver speso miliardi per entrare in Italia?

Insomma, la divaricazione di opinioni al vertice è più che evidente. E nel frattempo i vincenti sono diventati perdenti. L'avvocato Tarantini, uomo di Comunione e liberazione, nominato dalla Moratti, non ha più il suo referente politico in Comune; gli resta l'aggancio con Mediobanca, socio finanziario di Delmi, e la vicepresidenza di Banca Popolare di Milano (che gli è valsa la copertina di un settimanale e l'incoronazione a 'nuovo banchiere di Dio'). Lo stesso discorso vale per gli altri esponenti del consiglio di sorveglianza. Anzitutto per Rosario Bifulco, ex manager di Fiat e Techint, ex amministratore delegato dell'ospedale Humanitas di Milano, ex numero uno di Lottomatica e in questa veste 're' delle stock options per aver guadagnato oltre 37 milioni di euro nel 2006. E' stato Bifulco a introdurre Tarantini nei salotti della Moratti. È rimasto orfano dell'ex sindaco anche Adriano Bandera, che può sbandierare come titolo di merito quello di ex capo della segreteria dell'ex ministro della Sanità Girolamo Sirchia, nonché di amministratore del Policlinico di Milano. Morattiani in consiglio sono anche l'avvocato Stefano Grassani, noto alle cronache per il suo legame sentimentale con Laura Ravetto, deputato del Pdl, e Giorgio Maria Filiberto Sommariva, ex amministratore delegato di Exergia, società che all'atto della sua nomina era in pre-contenzioso con A2a. E morattiano a sua volta è Giuseppe Sala, esponente del consiglio di gestione, che al momento dell'incarico era anche direttore generale del Comune di Milano (controllore-controllato) e oggi fa ancora parte dell'organo esecutivo di A2a nonostante sia divenuto amministratore delegato di Expo. Non parliamo degli amministratori in quota alla Lega, che sgomitano per contare di più, e di quelli in quota al sindaco del Comune di Brescia, il deputato del Pdl Adriano Paroli.

Al di là dei contrasti con Zuccoli, il cui ruolo è tornato a crescere con l'indebolirsi dei suoi avversari, resta l'incognita di un consiglio di sorveglianza espresso dal vecchio centro-destra, in scadenza nella primavera 2012 e impegnato in un'operazione come l'acquisizione di Edipower per conto di un azionista di opposto colore politico. Finora l'assessore al Bilancio, Bruno Tabacci, che ha la delega su A2a, si è limitato a qualche scarna dichiarazione. È probabile che il suo silenzio sia soltanto tattico. Resta da capire se la nuova giunta avrà la forza di abolire il criterio dell'appartenenza politica per sedere nel consiglio di una società di pubblici servizi e di introdurre quello, esclusivo, della competenza.

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