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Questo articolo è stato pubblicato il 29 settembre 2011 alle ore 08:35.

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C'è un terzo fondo di private equity disposto a investire fino a 200 milioni nel capitale della Banca Popolare di Milano. Dopo il tentativo della Sator di Matteo Arpe, e quello tuttora in corso da parte della Investindustrial di Andrea Bonomi concordata con i sindacati interni di Piazza Meda, ora spunta anche il fondo Clessidra guidato da Claudio Sposito. Il private equity di diritto italiano, stando alle indiscrezioni, sarebbe stato contattato dal consorzio di garanzia guidato da Mediobanca per l'aumento di capitale da 800 milioni.

E avrebbe dato disponibilità a valutare l'investimento. Un interesse non concordato né con Bonomi, né tantomeno con i sindacati interni alla Bpm. Ma che certo non si prefigura come ostile al management di Piazza Meda guidato da Enzo Chiesa, di cui Clessidra è già partner – insieme a Mps – nella società di asset management Prima Sgr. Anche nel caso di Clessidra, come per Mediobanca che ha la responsabilità del classamento delle nuove azioni sul mercato, l'essenziale è che la nuova governance di Bpm segni una svolta netta nella gestione dell'istituto. Con un consiglio di gestione composto da manager svincolati, per curriculum ed esperienze professionali, da ogni "targa" sindacale. Solo un cdg con pieni poteri gestionali potrà rimuovere le vecchie pratiche interne di lottizzazione sindacale delle promozioni, da sempre imposte al vertice dell'istituto.

A dire se il nuovo statuto – approvato martedì notte dal cda della Bpm – segni davvero una riforma accettabile, dovrà essere ora la Banca d'Italia, arbitro unico della complessa partita politico-finanziaria-sindacale che si sta giocando su Bpm. Che, nel caso dovesse giudicare la riforma insufficiente, potrebbe decidere di «sterilizzare» i diritti di voto dei dipendenti-soci in assemblea (ai sensi dell'articolo 20 del Tub, in caso di pregiudizio alla sana e prudente gestione). Facendo, di fatto, diventare maggioranza l'attuale minoranza dei soci-non dipendenti guidati da Giorgio Lonardi.

Peraltro le modifiche che saranno apportate eventualmente da Via Nazionale al testo del nuovo statuto saranno insindacabili. «Ci siamo impegnati al massimo e pensiamo di aver soddisfatto le richieste di Bankitalia» ha spiegato ieri Massimo Ponzellini, presidente di Bpm, aggiungendo sulla sua eventuale conferma in occasione della prossima assemblea del 22 ottobre: «ci sarà un'assemblea a breve, l'assemblea deciderà: non spetta a me dirlo ma agli azionisti». Ambienti vicini alla banca, invece, danno per certo, al momento, il ruolo che giocherà l'attuale direttore generale Enzo Chiesa, atteso alla guida del gruppo in qualità di consigliere delegato. Nel caso poi a spuntarla fosse Bonomi, quest'ultimo avrebbe la presidenza del cdg e accanto a lui siederebbero anche Dante Razzano e David Croff oltre a un membro indicato dalle minoranze.

Per la presidenza del consiglio di sorveglianza, invece, i giochi sarebbero ancora aperti e l'identikit potrebbe essere quella di un professore universitario. Da qui al 7 ottobre, termine entro cui saranno presentate le liste, molte cose potranno cambiare considerato che i contatti e le trattative sono continui e su diversi tavoli.
La ricapitalizzazione
Il board di Bpm ha anche comunicato l'ammontare della ricapitalizzazione che partirà a fine ottobre. Nella documentazione consegnata ai consiglieri, anticipata da Radiocor, vengono indicati i nuovi obiettivi per i coefficienti patrimoniali al 2015: il Core Tier 1 all'8,7% e il total capital ratio al 10,6 per cento. Nel dettaglio la ricapitalizzazione viene accompagnata dalla conferma della conversione anticipata del convertendo da 406 milioni entro fine 2011, dal rinvio al 31 dicembre 2012 del rimborso dei Tremonti Bond da 500 milioni (con un onere sui dividendi distribuibili di circa 45 milioni l'anno) e dall'ipotesi di «rimozione delle penalizzazioni sui requisiti patrimoniali in modo da ritornare a coefficenti "normali" da inizio 2013».

Per altro, proprio ieri, sull'aumento di capitale è intervenuto Graziano Tarantini, vicepresidente della Bpm: «sono convinto - ha detto - che l'aumento di capitale potrà avere una buona riuscita sul mercato e sono ottimista sul fatto che non ci sarà inoptato».
I tempi per l'operazione non sono ancora stabiliti. Se l'aumento dovesse partire il 24 ottobre, il "vecchio" consiglio di amministrazione di Bpm dovrà riunirsi il 20 per comunicare il prezzo. Se, invece, si decidesse di andare sul mercato il 31 ottobre, allora sarà il neoeletto consiglio di gestione a decidere del prezzo il 27 ottobre, prendendo così subito in mano il futuro della banca.

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