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Questo articolo è stato pubblicato il 04 ottobre 2011 alle ore 11:47.

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Guidalberto Guidi (LaPresse)Guidalberto Guidi (LaPresse)

L'uscita della Fiat da Confindustria è «uno dei passi più dirompenti che siano mai avvenuti e cambia drammaticamente i rapporti interni. Credo che al di là del peso economico sia una lacerazione che lascerà al nuovo presidente di Confindustria dei problemi molto gravi da risolvere». Lo ha detto Guidalberto Guidi, ex vice presidente di Confindustria, nella "Telefonata di Belpietro" su Canale 5.

Per Guidi all'uscita di Marchionne ne seguiranno altre: «Tutto il mondo della componentistica dell'auto, anzi tutta la metalmeccanica, io penso che sia impossibile pensare ad un contratto Fiat e un contratto "resto del mondo". Lo ritengo insensato». Guidi ha anche detto che «lo Statuto dei lavoratori andrebbe preso e buttato nel cestino» perchè «ha gradatamente messo un virus che ha contagiato la capacità di fare impresa e quindi la competitività. C'è gente che lo dice, come Marchionne, e c'è gente che non lo dice ma lo fa, sostanzialmente non investendo più in Italia».

Buttare lo Statuto «non per il Far West ma per riscrivere regole molto semplici. Immediatamente moltissimo di quella che è chiamata cattiva occupazione, il precariato, verrebbe trasformato in posti in tempo indeterminato. Gli imprenditori dicono due cose: non vogliono avere l'obbligo di avere sindacato in fabbrica e vogliono potersi liberare di un dipendente di cui non hanno più fiducia, per lo meno come ci si separa da una moglie».

Infine Guidi critica il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia: «Le ultime prese di posizione mi sembrano bizzarre. Che vuol dire: se non accettano le nostre proposte rompiamo con il governo? O la presidente Marcegaglia sa che questo governo andrà a casa tra poche ore, oppure mettiamo in cassa integrazione anche Confindustria perchè se non tratta con il governo non so che cosa ci stia a fare».

Fossa: «L'uscita di Fiat favorisce l'ingresso di molte pmi»
«L'uscita di Fiat da Confindustria, che per me è grave, faciliterà a portare dentro casa numerose piccole medie imprese che poi sono il vero tessuto imprenditoriale di questo paese. Nonostante tutto invito Emma Marcegaglia a fare il possibile per trovare una soluzione affinché Marchionne riveda la sua posizione»: così Giorgio Fossa, ex presidente di Confindustria, ai microfoni di "Nove in punto" su Radio 24 (ascolta l'audio).

«Data la dimensione delle imprese italiane, il 90% non è in grado di fare da solo, per cui hanno bisogno di stare all'interno di una grande casa, - continua Fossa - mentre i grandi, che hanno la capacità di farsi i contratti da soli, hanno bisogno della massa per portare avanti le loro problematiche perché il numero ti consente di fare richieste alla politica e richieste tecniche al sindacato che altrimenti da soli non potrebbero fare. Dall'altra parte i piccoli hanno bisogno dei grandi a volte per avere delle linee guida ma sopratutto che le aiutino ad andare sul mercati esteri, nell'internazionalizzazione e cosi via. Questo è uno dei motivi per cui è giusto che dentro Confindustria ci siano le grandi e le piccole imprese».

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