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Questo articolo è stato pubblicato il 05 ottobre 2011 alle ore 09:10.

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Eni amplia l'offerta dei bond alla clientela retail, aumentando l'ammontare massimo che verrà collocato da 1 a 1,35 miliardi di euro. La comunicazione ufficiale è stata fatta ieri da parte della società, nell'ultimo giorno di offerta delle obbligazioni.

Fino a venerdì la società non intende ufficializzare i dati della domanda, che saranno resti noti contestualmente al rendimento lordo riconosciuto alle obbligazioni. Ma già ieri trapelava che la domanda sulla tranche a tasso fisso aveva raggiunto 1,1 miliardi, mentre sul variabile le richieste si sono fermate a 200-250 milioni di euro.

Secondo gli operatori che hanno lavorato al collocamento, l'operazione è andata bene se si considerano le attuali condizioni di mercato. Certo, i numeri sono bel altra cosa rispetto a qualche anno fa, quando società come Eni ed Enel ottenevano richieste fino a 10 miliardi di euro. Non solo: fino a un paio di anni fa i bond offerti al mercato retail si chiudevano nell'arco di una settimana e finivano puntualmente in overbooking; in questo caso il gruppo del cane a sei zampe ha dovuto tenere aperto il collocamento per circa tre settimane al fine di ottenere un risultato soddisfacente.

A pesare sull'esito di questa operazione non è stato tanto un minore interesse dei piccoli risparmiatori, che anzi dimostrano comunque una forma di affezione forse dovuta anche alla minore consapevolezza dell'entità del deterioramento del mercato e della convenienza di altri prodotti analoghi esistenti. In passato a fare il tutto esaurito sui bond corporate dedicati al retail erano soprattutto gli investitori del private banking; oggi, secondo fonti bancarie, sono quasi assenti perché sono tutti alle prese con ingenti minusvalenze teoriche cumulate sull'azionario e nessuno si azzarda a disinvestire per comprare bond, per non dover mettere in bilancio il segno meno.

Il piccolo risparmiatore, dunque, ha fatto da padrone. La sorpresa, però, per questi investitori cassettisti potrebbe arrivare venerdì, quando sarà prezzato il bond, suddiviso in due tranche da sei anni a tasso fisso e variabile. La società ha annunciato una forchetta di spread tra 180 e 280 punti base, che nel caso della tranche a tasso fisso andrà sommato al tasso mid swap a 6 anni. Intenzione dichiarata dell'Eni è di orientarsi verso la parte alta della forchetta, per offrire un rendimento competitivo. Ma anche qualora riconoscessero 280 punti base di spread probabilmente il bond non riuscirebbe a essere competitivo con i Btp, che sul mercato secondario (con vita residua di 6 anni) quotano attorno al 5,15 per cento. Con un midswap che si muove attorno al 2 per cento, il rendimento della tranche a tasso fisso del bond Eni rischia di fermarsi al 4,8 per cento.

In ogni caso sarà comunque un investimento appetibile. L'inedito afflusso della domanda verso il tasso fisso va letta, comunque, come la ricerca di un bene rifugio che garantisca un rendimento senza sorprese. È evidente che la gran parte della domanda verrà soddisfatta su quella tranche, anche se probabilmente l'ampliamento dell'offerta a 1,35 miliardi sottintende l'obiettivo di coprire l'intero ammontare richiesto dai risparmiatori.

I NUMERI
1,35 miliardi
L'offerta

Eni ha ampliato l'offerta dei bond alla clientela retail, aumentando l'ammontare massimo che verrà collocato da 1 a 1,35 miliardi di euro. I dati ufficiali saranno resi noti dalla società venerdì, nell'ultimo giorno di offerta.
1,1 miliardi
Il «fisso»

Ieri trapelava sul mercato che la domanda sulla tranche a tasso fisso aveva raggiunto 1,1 miliardi, mentre sul variabile le richieste si sono fermate a una quota di 200-250 milioni di euro.

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