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Questo articolo è stato pubblicato il 10 novembre 2011 alle ore 08:09.

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Alle 9,01 della mattina sembrava che ce l'avessimo fatta: la Borsa di Milano registrava un rialzo dell'1,46% e quella di Tokyo, poche ore prima, aveva chiuso con un promettente guadagno dell'1,15%. Anche lo spread tra BTp e Bund tedeschi, quel termometro che misura la fiducia degli investitori sull'Italia, segnava un deciso calo della febbre: in mattinata era addirittura tornato sotto i 500 punti base. Per tutti gli analisti il motivo del giubilio era uno solo: l'annuncio delle dimissioni di Silvio Berlusconi. Peccato che l'illusione sia durata poco: gli investitori si sono improvvisamente imbizzarriti e, alla fine della giornata, l'Italia ha abbondantemente superato sui mercati finanziari quelli che tutti ritenevano gli invalicabili «punti di non ritorno». È iniziato così, all'improvviso, l'11 settembre dell'Italia sui mercati.

I rendimenti dei titoli di Stato sono quasi tutti saliti abbondantemente sopra il 7%, con punte fino al 9,4% (senza reali scambi) per i prezzi in 'denaro' dei BoT annuali. Pessimo segnale: quando Grecia e Portogallo superarono questa soglia, i rispettivi Governi furono infatti costretti a chiedere aiuti all'Unione europea. Ma il segnale peggiore è un altro: i tassi d'interesse dei titoli di Stato a breve scadenza sono saliti sugli stessi livelli dei BTp a lungo termine. Questo paradosso (solitamente i tassi sono più alti per le scadenze lunghe) significa che gli investitori temono ormai, per l'Italia, una crisi di liquidità: è il breve termine che fa paura. C'è poi un terzo segnale pessimo: le Casse di compensazione hanno iniziato a chiedere garanzie più elevate per lavorare sui BTp italiani. Fenomeno che, quando capitò in Irlanda e Portogallo, provocò un'impennata ulteriore dei rendimenti.

I mercati, insomma, sembrano aver emesso la sentenza: l'Italia, da sola, non ce la fa. «La diga si è rotta», scriveva ieri il Wall Street Journal. Eppure gli economisti, meno emotivi degli operatori di Borsa, continuano a sostenere che l'economia italiana sia solida. Chi ha ragione? Può la finanza uccidere un'economia sana?

Borsa e BTP: rotti gli argini
La risposta va cercata nella giornata di ieri. Iniziamo dunque dai numeri del mercato. Piazza Affari un'ora prima della chiusura collassava del 5,10%, anche se poi è riuscita a chiudere con un ribasso del 3,78%. Lo spread tra BTp e Bund ha subìto un tracollo ancora più eclatante: dal minimo toccato alle 8,15 a 489 punti base, il differenziale tra i rendimenti italiani e quelli tedeschi è salito a un massimo di 575 punti base tre ore e mezza dopo. Alla fine ha chiuso a 552 punti base: record da quando esiste l'euro. Questo significa che l'Italia, per trovare qualche investitore disposto a comprare i BTp decennali, deve offrire un tasso d'interesse 5,52 punti percentuali più alto rispetto alla Germania

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