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Questo articolo è stato pubblicato il 28 dicembre 2011 alle ore 17:18.

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Quando si parla di spread l'attenzione si sposta immediatamente al differenziale di rendimento tra BTp e Bund a 10 anni. Differenziale che ha raggiunto il massimo a 575 punti base il giorno prima delle dimissioni di Silvio Berlusconi e che con Mario Monti oscilla da tempo tra i 450 e i 515 punti base, in una sorta di effetto ascensore in balia della volatilità e dell'allentarsi/inasprirsi delle tensioni sui debiti dell'Eurozona.

Ma in tema di spread, le combinazioni (e i confronti) sono potenzialmente vastissimi. C'è chi, invita, ad esempio in questo momento a concentrarsi più sul differenziale di rendimento tra titoli italiani e spagnoli, visto che si tratta di due Paesi chiamati urgentemente a un mix tra austerity e crescita per risollevarsi dopo aver sfiorato soglie allarmanti sul fronte del costo degli interessi da pagare sui rispettivi debiti pubblici.

Spread che oggi è salito al massimo storico di 186 punti base. Segnale che a giudizio dei mercati in questo momento la Spagna è più avanti dell'Italia nell'arduo percorso di rientro dalla crisi.

«In questo momento non bisognerebbe guardare allo spread BTp/Bund bensì al differenziale tra la Spagna e l'Italia, che è salito ai massimi - spiega Nicolas Listorti, analista indipendente di Studio Listorti&Associati, commentando l'attuale trend dello spread decennale italiano -. L'assenza degli interventi della Bce sul secondario a sostegno dei titoli di Stato italiani e i volumi bassi sul mercato obbligazionario rendono lo spread particolarmente volatile».

www.twitter.com/vitolops

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