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Questo articolo è stato pubblicato il 11 gennaio 2012 alle ore 06:45.

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MILANO
Alla fine l'ha spuntata Giuseppe Rotelli. Il San Raffaele passa all'imprenditore pavese proprietario del Gruppo ospedaliero San Donato per 405 milioni di euro cash e l'accollo di 320 milioni di passività. La cordata Ior-Malacalza, che aveva offerto 250 milioni si è vista spiazzata dal rilancio di Rotelli arrivato il 5 gennaio e non è stata in grado di aumentare la propria offerta. È questo il risultato dell'asta competitiva voluta dal tribunale fallimentare di Milano che il 27 ottobre scorso aveva ammesso alla procedura di concordato preventivo il gruppo fondato da don Luigi Verzè, oberato da un passivo di 1,5 miliardi di euro e al centro di una delicata inchiesta giudiziaria della procura di Milano. Benché esistesse già una soluzione blindata (l'offerta Ior-Malacalza) l'ammissione alla procedura era stata subordinata alla possibilità di rilancio da parte di altri candidati all'acquisizione della Newco nella quale è confluita la parte più consistente dell'attivo della Fondazione Monte Tabor (l'ospedale e la ricerca). Un paletto per nulla scontato, ma imposto dal presidente del tribunale fallimentare Filippo Lamanna proprio perché il concordato del San Raffaele prevede la cessione di beni. Il risultato è stato il rilancio di 155 milioni rispetto all'offerta Ior-Malacalza, con un beneficio che aumenterà la percentuale di rimborso destinata ai creditori.
Il gruppo ospedaliero San Donato conta 18 ospedali (17 in Lombardia e uno in Emilia Romagna), con un fatturato di 800 milioni, quasi 4mila posti letto, 2,4 milioni di pazienti all'anno e oltre 9mila addetti, di cui 2.207 medici specialistici. Con l'acquisizione del San Raffaele, Rotelli (che è anche il secondo azionista del Corriere della Sera attraverso la partecipazione dell'11% di Rcs Mediagroup), diventa il principale operatore privato della sanità in Italia.
I vertici del San Raffaele si recheranno lunedì prossimo dal presidente del tribunale fallimentare per concordare quali saranno i passi successivi. In una conferenza stampa ieri pomeriggio il vicepresidente della Fondazione, Raffaele Profiti, ha lasciato intendere che l'attuale consiglio di amministrazione è pronto a dimettersi, ma si è detto comunque disponibile a «offrire al tribunale un periodo di transizione per evitare ripercussioni sulla gestione del San Raffaele». Secondo Profiti, grazie all'incremento dell'offerta presentata da Rotelli, sarà possibile aumentare del 15% il rimborso ai creditori «fino al 65-80%».
Il 23 gennaio è prevista l'assemblea degli stessi creditori che dovranno decidere se approvare il concordato preventivo. Fino a quella data, ha azzardato Profiti, «la procedura resta aperta. Qualora ci fosse una proposta, si potrebbe aprire un ulteriore rilancio migliorativo». In realtà l'Autoregolamento sull'asta competitiva approvato dal cda della Fondazione fissava al 10 gennaio il termine ultimo per la presentazione delle eventuali offerte migliorative, e dunque non ci sono i fondamenti giuridici per ulteriori rilanci. In un comunicato la Velca Spa (la finanziaria della famiglia Rotelli che ha acquisito il San Raffaele) ha comunicato di aver ricevuto dal cda della Fondazione l'accettazione dell'offerta, rassicurando i dipendenti del gruppo ospedaliero che sarà tutelata e sviluppata «la capacità professionale di ciascuno».
Quello che trapela dagli ambienti giudiziari è però l'esistenza di alcuni malumori nella cordata Ior-Malacalza, che avrebbe mal digerito il rilancio di Rotelli. Mentre lo Ior si è totalmente defilato, Vittorio Malacalza smentisce le voci e sostiene di non avere nessuna intenzione di presentare ricorso in tribunale. Ma in una lettera datata 6 gennaio e inviata da Profiti alla Velca, il vicepresidente della Fondazione mette nero su bianco la richiesta di alcuni chiarimenti motivati dal fatto che tra il testo della prima offerta (quella del 31 dicembre) e il testo dell'offerta finale (del 5 gennaio) risultano delle discrepanze nella formulazione di alcuni contenuti della proposta. Si tratta più che altro di differenze formali, ma Profiti invita la Velca a chiarirle entro le ore 16 del 10 gennaio, paradossalmente dopo la scadenza del termine ultimo per la decisione, fissato per le 12 di ieri.
Alle quattro pagine inviate il 5 gennaio da Rotelli, nella sua qualità di amministratore unico della Velca, al cda della Fondazione e aventi per oggetto la «Finale offerta migliorativa vincolante e irrevocabile», sono allegate quattro nuove garanzie bancarie che si aggiungono a quelle già presentate nel corso della prima offerta del 31 dicembre: a rilasciare le fidejussioni al gruppo Rotelli sono Intesa Sanpaolo e la Banca popolare di Vicenza.
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IL PROTAGONISTA

L'imprenditore della sanità
Giuseppe Rotelli, grande azionista di Rcs Mediagroup, è il fondatore del Gruppo ospedaliero San Donato, prima realtà ospedalierà italiana. Da ieri l'imprenditore ha conquistato anche il gruppo San Raffaele, vincendo l'asta competitiva voluta dal tribunale fallimentare.

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