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Questo articolo è stato pubblicato il 13 gennaio 2012 alle ore 23:54.
L'ultima modifica è del 13 gennaio 2012 alle ore 17:05.

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Troppo rigore e poca crescita. Nella nota in cui comunica la nuova ondata di declassamenti per i debiti sovrani dell'Eurozona, nove in tutto, l'agenzia di rating Standard & Poor's attacca frontalmente la strategia emersa dal summit del 9 dicembre scorso che ha rilanciato il cammino verso l'"unione fiscale" europea. «Un processo di risanamento che si basa solo sull'austerity rischia di essere controproducente» avverte l'agenzia. Tagliato di un grado il giudizio su Francia, Austria, Malta, Slovacchia e Slovenia e di due gradi la valutazione di Italia, Spagna, Portogallo e Cipro.

Le pagelle di S&P
Due paesi del "club tripla A", Francia e Austria perdono il giudizio di massima affidabilità creditizia. Il loro rating è stato tagliato di un gradino da AAA ad AA+. Retrocessa di due livelli l'Italia il cui rating passa da "A" a "BBB+" nella fascia "medio bassa" della scala di giudizio dell'agenzia americana. Downgrade di ugual misura anche per Spagna, che passa da AA- ad A e Portogallo che passa da BBB- a BB. Declassate di un livello anche Malta, Slovacchia e Slovenia. S&P non tocca il proprio giudizio su Germania, Belgio, Paesi Bassi, Estonia, Lussemburgo e Irlanda. In tutti questi casi anzi l'agenzia ha deciso di rimuovere l'indicazione "creditwatch negativo" che gli aveva assegnato con la precedente nota del 5 dicembre. Resta l'outlook (prospettiva) negativo per 14 paesi su 15 (tutti tranne la Germania). Questo significa che c'è una possibilità su tre di un ulteriore declassamento nel 2012 o nel 2013.

La decisione arriva dopo che, lo scorso 5 dicembre, la stessa agenzia di rating aveva posto 15 paesi dell'Eurozona sotto "credit watch" con implicazioni negative (l'anticamera del downgrade, ndr). S&P ne ha dato notizia con un comunicato ufficiale, pubblicato dopo la chiusura di Wall Street, che conferma le indiscrezioni uscite in giornata.

Le ragioni di Standard & Poor's
L'agenzia motiva la sua decisione sulla base di cinque fattori: il peggioramento delle condizioni del credito nell'Eurozona, l'aumento dello spread per diversi paesi, anche con tripla A, il persistente disaccordo fra i leader europei sulle misure per ridare fiducia ai mercati, l'elevato livello di debito pubblico e privato in gran parte dell'eurozona e il crescente rischio di recessione nell'Eurozona nel 2012.

Le ragioni politiche
Netto il giudizio negativo sulle mosse delle autorità europee per contrastare la crisi. «Nel summit del 9 dicembre scorso - si legge nel comunicato - non è stato raggiunto un accordo in grado di produrre quella svolta necessaria a risolvere i problemi finanziari dell'Eurozona. La nostra opinione è che in quella sede non sono state assicurate le risorse finanziarie e la flessibilità operativa necessarie a sostenere i paesi più in crisi. Un processo di risanamento che si basa solo sull'austerity - avverte l'agenzia di rating - rischia di essere controproducente» .

Italia più vulnerabile, senza riforme rischia ulteriore abbassamento
Il declassamento dell'Italia - scrive l'agenzia - riflette «un incremento della vulnerabilità» del nostro Paese «ai rischi di rifinanziamento esterni e le implicazioni negative che questo può avere sulla crescita dell'economia e quindi sulle finanze pubbliche». Il rating dell'Italia potrebbe essere abbassato ancora se il nuovo governo non riuscirà a portare avanti riforme strutturali «a causa dell'azione di gruppi di interesse o se il mandato del nuovo governo terminerà prima del dovuto».

Il rating italiano potrebbe invece stabilizzarsi «se le riforme strutturali verranno applicate appieno portando l'Italia a un livello di crescita più elevato o se verranno varate altre misure - come privatizzazioni significative - così da ridurre il debito in modo significativo». Non mancano però gli apprezzamenti per la svolta al governo: «L'indebolimento del quadro politico europeo viene in qualche modo compensato dalla più forte capacità dell'Italia di formulare e applicare politiche anticrisi» afferma Standard & Poor's, che si aspetta «misure di largo respiro a favore della crescita varate nel primo semestre del 2012».

La reazione del governo francese
«Non è una bella notizia» ma «non è una catastrofe» ha detto il ministro dell'economia e delle Finanze Francois Baroin sottolineando che «non sono le agenzie di rating a dettare la politica della Francia». Il ministro ha fatto inoltre sapere che il declassamento non influenzerà l'azione di governo e «non ci saranno nuove manovre». Per Alain Minc, consigliere del presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, il declassamento è una sfida anche alle Bce. «Fare una cosa così la settimana in cui i mercati europei si normalizzano, come ha fatto notare Mario Draghi - ha commentato Minc - significa che non abbiamo più a che fare con dei pompieri piromani, ma con persone dai gravi comportamenti perversi».

L'impatto sui mercati
La notizia ha scosso solo momentaneamente gli indici di borsa e le quotazioni dei titoli di stato dando il segnale di un'orientamento già ampiamente scontato dai mercati. Più deciso il movimento dell'euro sceso sotto quota 1,27 dollari.

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