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Questo articolo è stato pubblicato il 14 gennaio 2012 alle ore 08:17.

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MILANO
Amplifon punta ancora sulle economie emergenti e mette a segno un'acquisizione in Turchia. Il gruppo attivo nelle protesi acustiche ha finalizzato ieri una piccola acquisizione destinata a diventare una piattaforma per il consolidamento del mercato nazionale e, successivamente, un punto di partenza per altri paesi dell'area mediorientale: gli italiani pagheranno un milione di euro per il 51% di Maxtone, primo operatore nella commercializzazione di apparecchi per l'udito (con 2 milioni di euro circa di fatturato) nel frammentato mercato turco.
«È una piccola acquisizione che fa parte della nostra strategia sui mercati meno maturi – ha spiegato a Il Sole 24 Ore l'a.d. Franco Moscetti, da Istanbul –. Partiamo da un'azienda di dimensioni non elevate con l'obiettivo di farne una piattaforma per la crescita organica e per integrare altre piccole e medie acquisizioni che pensiamo di fare già a partire dal prossimo anno».
La Turchia è un mercato interessante non solo per il dinamismo dell'economia, ma anche perché ha una politica efficace di rimborsi da parte del sistema sanitario pubblico anche in materia di protesi acustiche.
«Siamo già presenti in Egitto e come molti altri paesi emergenti si tratta di mercati con potenzialità – ha continuato l'ad – e operazioni come questa certo non sconvolgono gli indicatori economici del gruppo, ma ci consentono un rafforzamento nel medio periodo, mettendoci in condizione di raccogliere i frutti fra 5 o 6 anni». Amplifon (ieri a Piazza Affari in rialzo del 2,72%), intanto punta a crescere anche in Asia, dove l'acquisizione del gruppo australiano Nhc (messa a segno nel 2010 per poco più di 300 milioni di euro) costituisce una solida base di espansione.
«Anche in India abbiamo creato una piattaforma e siamo presenti con 25 negozi a Nuova Delhi – ha aggiunto Moscetti – ne stiamo aprendo altri e dal secondo semestre di quest'anno pensiamo di realizzare operazioni per aumentare ancora in modo significativo la nostra presenza nel paese».
Pur mettendo le basi per il futuro in Medio Oriente e in Asia il gruppo, che genera comunque oltre l'80% dei ricavi in Europa e Stati Uniti, guarda con fiducia anche al breve termine: «Possiamo essere soddisfatti del 2011 e nonostante le difficoltà dell'economia globale – ha concluso l'ad – riteniamo di essere in grado di continuare a crescere, facendo meglio nel 2012 di quanto abbiamo già fatto nell'anno appena concluso».
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