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Questo articolo è stato pubblicato il 01 febbraio 2012 alle ore 06:45.

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Accordo raggiunto, quanto meno «in via di principio». La divisione acciaio inossidabile di ThyssenKrupp – tutta, compresa la Acciai Speciali Terni (Tk-Ast) – passerà in mani finlandesi per 2,7 miliardi di euro. Le trattative con Outokumpu sono andate a buon fine, superando anche il difficile scoglio di far digerire ai potenti sindacati tedeschi la chiusura di due fonderie nella Ruhr. E se tutto andrà liscio anche con l'Antitrust europea, il gruppo nordico – di cui Thyssen avrà il 29,9% – diventerà il primo fornitore mondiale di acciaio inox, con una capacità di 5,5 milioni di tonnellate l'anno e oltre 10 miliardi di euro di fatturato.
I tedeschi otterranno un miliardo di euro in contanti, più azioni Outokumpu di nuova emissione pari al 29,9% del capitale. La società di Espoo,inoltre, si farà carico di 422 milioni di debiti di Inoxum e concederà a ThyssenKrupp un prestito da 235 milioni. Essa stessa carica di debiti, Outokumpu si finanzierà mediante un aumento di capitale da un miliardo, «già interamente sottoscritto da alcuni azionisti chiave»: presumibilmente i quattro soggetti pubblici che la controllano (l'agenzia di investimenti statale Solidium, socia col 30,8%, più l'equivalente finlandese della nostra Inail e un paio di fondi pensione, che insieme hanno circa il 14%).
«La Finlandia sta foraggiando la sua industria siderurgica, a patto che i posti di lavoro siano tagliati altrove», suggerisce con un pizzico di malignità un analista.
Per ora, comunque, non sembrano esservi rischi nemmeno per gli stabilimenti italiani. I comunicati che annunciano l'accordo non fanno alcun cenno all'Ast, né al nostro Paese: buon segno, fanno capire dal quartier generale della ThyssenKrupp. Invece si parla, eccome, degli impianti tedeschi, per cui l'Ig Metall – partita su posizioni intransigenti – alla fine è riuscita solo a limitare i danni: la fonderia di Krefeld chiuderà entro fine 2013, quella di Bochum nel 2016. Degli 850 esuberi Thyssen si impegna comunque a riassorbirne 600. E niente licenziamenti fino al 2015.
A Terni l'operazione è vista di buon occhio: Comune, Provincia e Regione Umbria affermano in una nota congiunta di «valutare positivamente l'esito della cessione». Anche i sindacati tirano un sospiro di sollievo, dopo le indiscrezioni che erano circolate a proposito dell'interesse di fondi di private equity americani, benché il segretario nazionale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, chieda comunque «garanzie su occupazione e sviluppo degli stabilimenti italiani» e rinnovi la richiesta al Governo di convocare un tavolo nazionale.
Outokumpu prevede che dall'operazione scaturiscano a partire dal 2014 sinergie di costo che «al massimo nel 2017» dovrebbero raggiungere 225-250 milioni di € l'anno. Troppo tempo, fanno notare alcuni analisti, preoccupati anche dall'eccessiva gradualità con cui verrà ridotta la capacità produttiva: un passo che viene visto come indispensabile per la sopravvivenza del settore in Europa, area che fino a 5 anni fa esportava acciaio inox, mentre oggi soddisfa il 20% del fabbisogno mediante importazioni di materiale prodotto a basso costo in Asia.
Anche quando saranno fatti, i tagli – in tutto 1,4 milioni di tonnellate l'anno, il 16% della capacità europea – potrebbero inoltre finire con l'avvantaggiare soprattutto i concorrenti di Outokumpu. Non a caso quest'ultima (anche per via dell'aumento di capitale) ieri ha perso il 15% in Borsa, mentre non solo Thyssen, ma anche Aperam e Acerinox si sono rafforzate.
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NUMERI DA LEADER

5,5
Milioni di tonnellate
La capacità produttiva di Outokumpu, una volta completata l'integrazione degli asset di Inoxum
10
Miliardi di euro
Il fatturato complessivo del gruppo, che sarà il maggiore fornitore di acciaio inox al mondo

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