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Questo articolo è stato pubblicato il 14 febbraio 2012 alle ore 10:15.
L'ultima modifica è del 14 febbraio 2012 alle ore 07:54.

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dal nostro corrispondente Mario Platero
NEW YORK - Dopo Standard and Poor's e Fitch è toccato a Moody's intervenire ieri con un downgradig dell'Italia da A2 ad A3 e con la conferma di un outlook negativo. Insieme al giudizio sull'Italia, Moody's ha ridotto anche il voto della Spagna, addirittura da A1 ad A3, del Portogallo da Ba2 a Ba3 e di altri Paesi più piccoli come Slovacchia (A2), Slovenia (A2) e Malta (A3), tutti con outlook negativo. Per Francia, Gran Bretagna e Austria la valutazione del credito è invece rimasta sulla tripla A con un semplice cambiamento dell'outlook passato a negativo. È stato inoltre confermato il voto per il fondo salva-Stati Efsf.

Sorprende che il giudizio di Moody's arrivi proprio nel giorno in cui i mercati europei e internazionali festeggiavano con sollievo il passaggio del pacchetto di austerità in Grecia. Al di là del fatto che Moody's adegua il suo giudizio a quello delle altre agenzie per la valutazione del credito, rappresenta comunque un anticlimax rispetto alle valutazioni de mercato. È chiaro che il passaggio del pacchetto di austerità in Grecia sblocca l'erogazione dei fondi ad Atene, cosa che allontanta l'ombra del default, consente di lavorare con più calma alla preparazione di una parete tagliafuoco che potrà proteggere proprio l'Italia, la Spagna e il Portogallo e consente ai vari Governi, quello italiano in testa, di varare le misure di liberalizzazione sia per le professioni che per il mercato del lavoro con maggiore preparazione sia politica che tecnica.

La decisione di Moody's sorprende perché sembra ancorata a indicatori lagging, riferiti al passato, piuttosto che leading, cioè riferiti al futuro. Se così fosse, se dovesse davvero emergere che i modelli sulla base dei quali l'agenzia per la valutazione del credito non scontano gli sviluppi più recenti, ad esempio l'ulteriore rafforzamento politico del governo Monti dopo il passaggio americano, o il semplice fatto che in Giappone l'indice Nikkei ha chiuso al rialzo dello 0,58% proprio per le notizie in arrivo della Grecia, considerate più importanti dei dati negativi sul Pil giapponese, allora vuol dire che c'è qualcosa di sbagliato nei modelli analitici e statstici di Moody's (e probabilmente delle altre agenzie). Non vi è alcuna intenzione di intimidire l'operato di professionisti che svolgono un ruolo di controllo e di allerta per il mercato. Ma sorprende ad esempio che nessuna delle agenzie per la valutazione del credito abbia anticipato se non nei giorni immediatamente precedenti al fallimento, i rischi enormi impliciti nelle posizioni di MF Global. Toccherà ai mercati ora valutare con maggiore attenzione la credibilità di questi giudizi: l'outlook per come lo vediamo noi da ieri è certamente più positivo che negativo. Le motiviazioni di Moody's, «l'incertezza nell'Eeurozona per prospettive di riforme istituzionali e per la disponibilità di risorse per constrastare la crisi» si scontrano coi fatti: le riforme procedono, parlando dell'Italia, sappiamo che l'impegno del Governo Monti ad andare avanti sottoscritto sia a Washington che a New York ha una credibilità forte. E per ciò che riguarda la mobilitazione delle risorse, di nuovo, dopo il passaggio del pacchetto in Grecia sono disponibili per Atene e presto – e non solo dall'Europa – ma anche dalla Cina, alla vigilia del vertice eurocinese di oggi e dal Fondo Monetario.

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