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Questo articolo è stato pubblicato il 17 febbraio 2012 alle ore 17:39.
L'ultima modifica è del 17 febbraio 2012 alle ore 15:39.

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Giuliano Pisapia e Bruno Tabacci (Fotogramma)Giuliano Pisapia e Bruno Tabacci (Fotogramma)

Dopo due esposti in procura, due anni di processo e due contenziosi aperti, sia quello penale che quello civile, la vicenda dei derivati dei derivati di Milano si è chiusa, di fatto, questa notte. Tra mezzanotte e le cinque del mattino le 4 banche (Jp Morgan, Depfa bank, Ubs e Deutsche bank) accusate di truffa aggravata dal Pm milanese Alfredo Robledo, e imputate dall'inizio del 2010 nel primo processo al mondo di questo tipo, hanno chiuso un accordo con i vertici del Comune di Milano.

Un accordo estremamente favorevole per il Comune, che in cambio si impegna a ritirare la causa civile. I punti fondamentali della trattativa prevedono che le banche versino - ha spiegato Davide Corritore, direttore generale di Palazzo Marino - 750 milioni in 23 anni (con gli interessi) a Palazzo Marino. Dei soldi incassati dall'amministrazione guidata dal sindaco Giuliano Pisapia, 90 milioni circa verranno utilizzati per realizzare un fondo infrastrutturale.

Più in dettaglio l'ipotesi di accordo tra Comune di Milano e le quattro banche prevede l'estinzione del contratto derivato in essere, che all'attuale valore mark-to-market è positivo per Palazzo Marino di 450 milioni di euro, e il passaggio da un tasso variabile a un tasso fisso (vicino al 4%) per quanto deve pagare l'ente locale alle banche. La cifra di 450 milioni viene reinvestita in BTp e depositi presso le banche con un rapporto di due a uno. Tale somma viene data in pegno dal Comune agli istituti a garanzia delle operazioni che rimangono in essere, ovvero il Credit default swap. «In questa struttura - ha spiegato Corritore - non tocchiamo il Cds che in questo momento ha un valore negativo a causa del rischio Italia. Lo chiuderemo se e quando sarà più conveniente«, ovvero, ha sottolineato il dirigente comunale, «ci siamo dati la possibilità di chiuderlo». Con questa operazione il Comune si è «reso disponibile a chiudere il contenzioso civile a ritirarsi come parte civile nel processo penale», ha aggiunto Corritore.

Per le banche il vantaggio è che il processo che le accusa di aver caricato l'operazione di 100 milioni di costi impliciti finirà. Prosegue la parte penale del contenzioso, ovviamente, ma dopo l'accordo dovrebbe essere ridotto l'impatto. Da ricordare infatti che sul banco degli imputati non ci sono solo le banche, ma anche 13 persone, di cui 11 funzionari bancari (tra cui Gaetano Bassolino, figlio del politico democratico Antonio Bassolino), e 2 ex dirigenti bancari (tra cui l'ex direttore generale Giorgio Porta).

A firmare la trattativa sono stati stanotte l'assessore al Bilancio Bruno Tabacci e il direttore generale Davide Corritore, il quale si trova nella posizione del vero vincitore di tutta la vicenda. Lo scandalo dei derivati di Milano iniziò infatti nel 2008 proprio con il suo esposto in procura, quando ancora era consigliere d'opposizione nelle fila del Pd nel Comune di Milano. E oggi è lo stesso Corritore che si ritrova a trattare con le banche da direttore del Comune, negoziando l'uscita dal processo e mettendo la firma sotto un accordo che di fatto dà ragione alla sua battaglia, 4 anni dopo. Palazzo Marino ha precisato «qualunque possa essere l'esito della trattativa, essa non si fonda su alcun riconoscimento di responsabilità da parte delle banche, cui va l'apprezzamento del Comune per la disponibilità dimostrata nelle ultime settimane nel ricercare un accordo».

Dal punto di vista politico la sconfitta è invece soprattutto quella delle precedenti amministrazioni di centrodestra, che hanno firmato i contratti derivati. A introdurli per la ristrutturazione del debito fu Gabriele Albertini nel 2005, ma poi i prodotti finanziari più pericolosi (i Cds) vennero introdotti con le rinegoziazioni successive durante il mandato di Letizia Moratti. La quale, tuttavia, valutando dopo qualche anno negativamente l'operato di banche e funzionari comunali, decise di costituirsi parte civile in qualità di sindaco di Milano..

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