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Questo articolo è stato pubblicato il 19 marzo 2012 alle ore 12:40.

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È di 2,5 miliardi di dollari la cifra che verrà pagata ai creditori della Grecia che hanno sottoscritto credit default swaps (cds) per assicurarsi contro il rischio default. Lo scrive il Financial Times spiegando che in base ai risultati di una prima asta è fissato al 21,75% il valore preliminare per i bond greci e che i cds dovranno pagare 78,25 cent per euro per chiudere i contratti dopo la ristrutturazione del debito di Atene che ha determinato un evento sul credito. Una seconda asta definirà il prezzo finale.

Pil greco in calo del 4,5%
Il Pil della Grecia è atteso in calo del 4,5% quest'anno e dello 0,5% nel 2013 dopo la flessione del 6,9% nel 2011. Lo stima la Banca centrale greca nel suo rapporto annuale, precisando che l'anno scorso il deficit di bilancio si é collocato al 10,6% del Pil. L'impegno per le riforme é considerato «difficile, ma realizzabile», afferma la Banca, che indica che il ritorno alla crescita è cruciale per l'economia del Paese, il cui tasso di disoccupazione é previsto quest'anno a oltre il 19%. Soffermandosi sulle banche, l'Istituto centrale di credito ha detto che «devono fare passi avanti nel tagliare i costi ed elaborare nuovi piani per far fronte alle sfide esistenti».

Le previsioni sui Cds
Secondo le previsioni degli analisti di Rabobank l'asta di oggi fisserà il tasso di recupero dei Cds intorno al 25%. Secondo il consensus degli analisti di Markit il tasso di recupero sarà pari al 23%. Altri analisti si aspettano un prezzo intorno a 22 centesimi di euro. Pertanto i titolari dei Cds dovrebbero ricevere un rimborso pari ai restanti 78 centesimi. Considerando che l'esposizione totale ai Cds sul debito greco è pari a 3,2 miliardi ci si aspettano rimborsi tra i 2,4 e i 2,5 miliardi di euro.

Quindi, i cds sul debito greco non dovrebbero essere carta straccia come inizialmente temuto. Dopo che l'Isda, l'associazione dei derivati, ha sentenziato il default greco il 9 marzo la palla per determinare il valore dei Cds è passata all'asta del nuovo bond in programma il 19 marzo.

Una storia che si appresta a concludersi a lieto fine. Forse, però, solo per una fortunata coincidenza. Sulla questione, infatti, non sono mancate le polemiche, sollevate anche da un editoriale del Wall Street Journal. Sono molti gli operatori finanziari a pensare che il lieto fine a cui si avviano i titolari di Cds sul debito greco sia dovuto al caso, piuttosto che all'applicazione di regole.

Il problema - sostengono gli analisti interpellati dal quotidiano statunitense - nasce proprio dal fatto che nel default greco è stato fatto ricorso a clausole di azione colletiva che difatti obbligano i creditori ad aderire alla ristrutturazione del debito. In questo modo gli obbligazionisti creditori riceveranno un pacchetto di nuovi titoli che rischia di rompere i vecchi legami su cui si sono basati i contratti cds.

In sostanza, il meccanismo dei Cds si basa sul fatto che se un soggetto possiede 100 euro di obbligazioni greche e 100 euro di protezione attraverso contratti Cds non perde nulla in caso di ristrutturazione del debito. Se però, nel frattempo, vengono emessi nuovi bond in cambio dei vecchi, il valore dei cds sarà influenzato dal prezzo di emissione del nuovo titolo che rischia di scompaginare gli equilibri.

Perché manca un regolamento che tutela i contratti cds in caso di innesto di clausole ad azione collettiva e conseguente emissione di nuovi titoli sottostanti. «I credit default swap hanno regole francamente ambighe» dichiara Leigh Fraser, legale che rappresenta i fondi hedge Ropes & Gray.

Secondo il Wall Street Journal il valore dei titoli emessi nel piano di ristrutturazione sarà di circa 22 centesimi di euro consentendo ai titolari dei cds di ricevere i 78 centesimi restanti, pareggiando i conti con la perdita subita dagli obbligazionisti. Ma questo solo per una coincidenza.

«Non si può essere certi che questa felice coincidenza si ripeterà la prossima volta», ha dichiarato Tess Weil, legale di Purrington Moody Weil a New York aspettandosi che questo episodio possa spingere a rafforzare la regolamentazione dei cds. Che oggi navigano in una sorta di buco nero della finanza.

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