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Questo articolo è stato pubblicato il 17 aprile 2012 alle ore 08:26.

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Nella foto il direttore del Fondo monetario, Christine LagardeNella foto il direttore del Fondo monetario, Christine Lagarde

Il direttore del Fondo monetario, Christine Lagarde, elogia gli sforzi del Governo Monti in materia di risanamento dei conti pubblici e di interventi strutturali, ma chiede che «la riforma del mercato del lavoro affronti l'incertezza sui licenziamenti, in modo che le imprese e i datori di lavoro possano sentirsi più fiduciosi al momento di assumere». Rivela anche che il monitoraggio sui conti dell'Italia deciso dal G-20 al summit di Cannes del novembre scorso non è più necessario, in quanto oggi «mercati e investitori hanno maggior fiducia nella capacità di riforma del Governo tecnico» e di essere in frequente contatto con il presidente del Consiglio Mario Monti.

Nella sua prima intervista a un quotidiano italiano, la signora Lagarde esamina problematiche e soluzioni per l'area dell'euro, considerata tuttora l'anello debole dell'economia mondiale. Due importanti suggerimenti: il primo alla Banca centrale europea perché sostenga la crescita con la sua politica monetaria; il secondo ai Governi, perché concedano alle banche l'accesso diretto alle risorse dei fondi salva-Stati Efsf e Esm, in modo da spezzare il circolo vizioso fra rischio sovrano e rischio bancario. Il direttore dell'Fmi ammette anche per la prima volta che difficilmente un accordo sul firewall, il fondo anti-contagio per i Paesi europei, verrà raggiunto alle riunioni di questa settimana a Washington e spera di poter raccogliere oltre 400 miliardi di dollari. Il ritardo, sostiene, sarà solo di qualche settimana. Secondo fonti monetarie, un'intesa finale potrebbe venire al vertice del G-20 in Messico a giugno. La riduzione della richiesta di risorse ai Paesi membri, rispetto al precedente obiettivo di 500 miliardi di dollari più 100 di riserve statutarie, viene giustificata dalla signora Lagarde con i progressi compiuti da diversi Paesi che hanno già fatto fronte a oltre metà delle proprie necessità di finanziamento per il 2012. Alcune fonti coinvolte nel negoziato affermano tuttavia che mancava la disponibilità dei Paesi a raggiungere l'obiettivo originario.

Abituata a procedere a passo di carica, nella vita e in carriera, Christine Lagarde, costretta a usare per qualche tempo una stampella a causa di un'operazione al menisco, non lascia certo che questo infortunio rallenti la sua attività. Riceve il Sole 24 Ore nel suo ufficio al 12esimo piano dell'Fmi (che per 38 degli ultimi 50 anni è stato occupato da un francese) fra un incontro preparatorio e l'altro dei meeting di primavera che inizieranno ufficialmente oggi con la presentazione del World Economic Outlook. Il documento conterrà, anticipa, una leggera revisione al rialzo delle previsioni di crescita.

Madame Lagarde, Lei ha indicato nell'eurozona il punto di maggior vulnerabilità dell'economia mondiale. Le tensioni sui mercati si sono intensificate nelle ultime settimane per la mancanza di crescita e una dose eccessiva di austerità fiscale. Che soluzioni propone?
I Paesi dell'eurozona hanno accumulato nel tempo un alto livello di debito e hanno mostrato costantemente un tasso di crescita più basso delle altre economie avanzate. Le aspettative di mercati e investitori evidenziano queste due preoccupazioni parallele: il risanamento necessario per recuperare un profilo più solido del debito pubblico; una crescita insufficiente senza la quale il consolidamento fiscale è impossibile. Vanno da un estremo all'altro: 18 mesi fa erano molto preoccupati dalla necessità del risanamento fiscale e volevano di più. Adesso si preoccupano della crescita. L'eurozona ha messo assieme un arsenale di misure molto importanti: primo, il fiscal compact e il rafforzamento della governance; secondo, le misure dei singoli Paesi che hanno ricevuto programmi di aiuti, più quelle di Italia e Spagna; infine, misure innovative della Bce, l'acquisto di titoli di Stato, l'allargamento del collaterale e le operazioni di finanziamento triennale alle banche, cui si aggiungono gli 800 miliardi di euro di impegni per i fondi salva-Stati. Tuttavia, i mercati sono ancora esitanti perché sono di fronte all'incertezza. La risposta europea è stata adottata un pezzo alla volta ed è mancato un approccio onnicomprensivo. Negli ultimi 18 mesi quel che è stato fatto è un solido insieme di risposte, quel che ci vuole è che i Paesi mettano in atto i programmi, sul fronte fiscale e strutturale. L'Italia ha realizzato un enorme capitolo di cambiamenti sotto la leadership di Mario Monti e ce ne sono altri in arrivo. Questo è molto positivo. Anche in Spagna ci sono miglioramenti: l'aumento dell'età pensionabile, una significativa riforma del mercato del lavoro, un risanamento dei conti eloquente. Devono continuare così. All'Fmi pensiamo che più sono prevedibili le misure, meglio si affronta l'incertezza. I mercati vogliono stabilità. I governi devono indicare non solo il budget di quest'anno o dell'anno prossimo, ma obiettivi da rispettare in futuro.

Che progressi si aspetta questa settimana sul "firewall"? Come mai ha detto che serviranno meno risorse anche se la situazione dei mercati resta critica?
Valutiamo periodicamente il rischio potenziale e le possibili necessità di finanziamenti per i prossimi due anni, l'ultima volta a fine dicembre. Alcuni sono calati, altri aumentati. Le azioni prese dall'Italia, dalla Bce hanno cambiato il quadro. Complessivamente, la valutazione del rischio è più o meno la stessa, ma oggi siamo in aprile e alcuni paesi hanno già raccolto sui mercati più di metà delle necessità per il 2012, quindi si è ridotto quanto avevamo stimato. Spero proprio che questa settimana raggiungeremo la massa critica di oltre 400 miliardi di dollari. Siamo determinati a fare tutto quello che si può. Sono disponibile a lasciare aperto il dossier per alcune settimane: alcuni Paesi hanno bisogno di un po' più di tempo per l'approvazione parlamentare.

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