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Questo articolo è stato pubblicato il 17 aprile 2012 alle ore 09:31.

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«Tecnicamente potremmo fare altre acquisizioni: abbiamo una posizione finanziaria netta neutra e abbiamo voglia di crescere ancora. Ma ora pensiamo a digerire Braun, per il resto si vedrà»: queste le dichiarazioni di Fabio De' Longhi, ad della multinazionale veneta, nel giorno in cui Procter & Gamble ha ceduto al gruppo del pinguino la licenza perpetua del marchio Braun nel segmento dei piccoli elettrodomestici per la cucina, lo stiro e per altri prodotti.

P&G manterrà invece l'uso esclusivo del marchio Braun nel segmento dei rasoi e nell'healthcare. Il merger comprende anche i brevetti e uno stabilimento in Germania, che produce motori, con una quarantina di addetti. Bofa, Merrill Lynch, Bain & Company e Pwc sono stati i principali consulenti di De' Longhi.

Il prezzo (escluso il magazzino) comprende 50 milioni da versare al momento della finalizzazione, più 90 milioni (e interessi) diluiti in 15 anni e una quota variabile fino a 74 milioni legata alle vendite nei prossimi cinque anni. De' Longhi pagherà quindi dal 70 al 110% del fatturato di Braun (200 milioni). Il prezzo è giusto? «Assolutamente sì – osserva De' Longhi –. Il marchio Braun ha una forza tale sui mercati internazionali in termini d'innovazione e qualità che ci permetterà di rafforzarci nell'alto di gamma e di ricavare sinergie industriali importanti. Inoltre con Braun siamo complementari: è forte in Germania, in Russia, nell'Est e in Medio oriente. Valutazione? In questo caso non ha senso rapportare il prezzo pagato all'Ebitda di Braun». La pensa così anche la Borsa dove ieri, dopo l'annuncio, il titolo è schizzato dell'11,77% fino al massimo storico di 10,86 euro.

«È un accordo eccellente – commenta Dimitri Panayotopoulos, vice chairman di P&G –. De' Longhi ha una consolidata esperienza nello sviluppo di piccoli elettrodomestici di gamma alta ed è il partner perfetto per accelerare la crescita di Braun. Noi ci concentreremo nell'espansione del settore a elevata crescita della cura della persona».

Nel 2011 De' Longhi ha realizzato ricavi consolidati per 1,808 miliardi (di cui 389 nel comparto professionale), +11,5%, un Ebitda di 236 milioni e un utile netto di 90. La posizione finanziaria netta, a fine 2011, era positiva per circa 70 milioni. La prossima settimana si svolgerà l'assemblea degli azionisti che dovrà anche approvare un dividendo di 0,33 euro per azione. La multinazionale del pinguino non ha ancora rilasciato i risultati del primo trimestre del 2012 «ma siamo andati molto bene – anticipa l'imprenditore –. Noi siamo strutturati per una crescita del 10% l'anno in un periodo "normale" ma quest'anno potrebbe andar bene anche il 5%».

L'imprenditore preferisce il basso profilo. E lo stabilimento rumeno di Cluj rilevato da Nokia? «Servirà a far fronte alla crescita – conclude De' Longhi – ma anche a trasferire un po' di produzione dall'Asia, tenendo conto dei cambi e di altre variabili».

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