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Questo articolo è stato pubblicato il 25 aprile 2012 alle ore 06:42.

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Alberto Nagel e Saverio Vinci, rispettivamente amministratore delegato e direttore generale di Mediobanca, hanno rassegnato ieri le dimissioni dal consiglio di Generali. Effetto dell'articolo 36 del dl "salva-Italia" che bandisce i doppi incarichi negli organi di gruppi finanziari. Nel lasciare anche la carica di vice-presidente del Leone (che non sarà ereditata dal successore), Nagel ha inviato una lettera al presidente di Generali, Gabriele Galateri, e al presidente del collegio sindacale, Eugenio Colucci, nella quale ringrazia «per la preziosa collaborazione avuta in questi anni», formulando «i migliori auguri per il prosieguo della vostra attività nel miglior interesse della compagnia». Per l'appuntamento dell'11 maggio, Mediobanca indicherà i due nominativi da cooptare nel consiglio del Leone: uno interno (Clemente Rebecchini) e uno esterno (non ancora individuato).
Ma non sarà solo l'articolo 36 a determinare un allentamento dei legami tra Mediobanca e Generali. Sulle quote azionarie un impatto potrebbe aversi con la prossima introduzione dei criteri di Basilea 3. Piazzetta Cuccia oggi detiene il 13,24% della compagnia, una partecipazione che ha un grosso peso. Tre punti percentuali di partecipazione Generali in meno equivalgono infatti a un punto di core tier 1 in più per Mediobanca. Certo Mediobanca avrebbe tempo, da qui al 2018 quando il nuovo sistema entrerà a regime, per compensare con il cash-flow prodotto il potenziale effetto del Leone sui suoi parametri, ma non del tutto: le stime dicono che probabilmente, per mantenere la partecipazione così com'è, il core tier 1 dell'istituto si ridurrebbe dall'11% attuale al 9,5%-10%. Nagel, che da tempo ha detto di volersi concentrare sul core business e ridurre le partecipazioni, a questo punto vedrebbe come un'opportunità la normativa che spinge in questa direzione. Come dire: intaccare la quota in Generali non è più tabù.
Intanto l'articolo 36 sta già rivoluzionando la composizione dei consigli. Vincent Bollorè ha comunicato ufficialmente le dimissioni dal cda di Mediobanca (e di conseguenza anche dall'esecutivo e dal comitato remunerazioni) per mantenere la carica di vice-presidente Generali, di cui possiede lo 0,14%. Del resto, la norma non prevede espressamente incompatibilità con la presenza nei patti: Bolloré in Mediobanca resta il capofila della cordata transalpina che ha quasi l'11% e rappresenta un quarto del capitale vincolato.
Per il board di Generali non si attendono altre risposte, dato che Galateri ha deciso di dimettersi dai consigli di Carige e Cr Savigliano, mentre Lorenzo Pelliccioli e Franceso Gaetano Caltagirone (che è anche vice-presidente) hanno fatto sapere di non ritenere ci siano incompatibilità relative all'articolo 36, sebbene ci sia un'area grigia sull'interpretazione del concetto di concorrenza tra gruppi o tra singole imprese che sarà comunque sciolto dal vaglio delle authority sulle scelte di consiglieri e sindaci.
Non ancora completata invece la "conta" nel cda di Mediobanca, per il quale sono attese le risposte di Angelo Casò (in quanto presidente di Milano Assicurazioni), Fabio Roversi Monaco (consigliere Alleanza-Toro) e Jonella Ligresti (riconfermata ieri nel cda FonSai).

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