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Questo articolo è stato pubblicato il 14 maggio 2012 alle ore 15:20.
L'ultima modifica è del 14 maggio 2012 alle ore 11:21.

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«Lo spread attribuisce ogni potere decisionale a chi detiene il potere economico, nei fatti vanificando il principio del suffragio universale». Al termine del suo discorso di fronte alla comunità finanziaria, il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, solleva il rischio di una «dittatura» dei mercati che comprometta le stesse fondamenta delle democrazie europee.

Il rischio per la democrazia
«In molti Paesi europei - dice il presidente - va crescendo l'insofferenza nei confronti della "dittatura dello spread", vista come ostacolo alle aspirazioni dei popoli, e affidare il nostro futuro a un numero costituisce anche un modo di abdicare ai nostri doveri» che discendono «da un fondamentale diritto: quello di partecipare democraticamente all'assunzione delle decisioni che ci riguardano». Un diritto messo in pericolo dallo spread «che dipende in sostanza da dalle scelte di un soggetto invisibile, il mercato» e che «attribuisce ogni potere decisionale a chi detiene il potere economico, nei fatti vanificando il principio del suffragio universale».

L'allarme derivati
Nel suo discorso di fronte alla comunità finanziaria, il presidente Vegas presenta il bilancio di un «annus horribilis», il 2011, segnato dall'aggravarsi della crisi dei debiti sovrani e, in particolare, dall'esplosione del rischio Italia, con differenziali e rendimenti sui titoli italiani impennatisi a livelli record nella seconda metà del 2011. Concorda il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «è stato un anno abbastanza brutto - afferma - ce ne sono stati altri, ma ci sono le condizioni per venirne fuori». Insomma, serve fiducia.

I derivati sotto la lente della Consob
Un terremoto i cui effetti sono stati spesso amplificati da strumenti come i derivati o le piattaforme di high frequency trading. E proprio a questi strumenti il presidente della Consob dedica un'ampia parte del suo discorso. Vegas ne parla citando, tra l'altro, il recente caso di cronaca che ha riguardato la banca americana Jp Morgan che ha registrato un buco da due miliardi di dollari proprio a causa delle speculazioni sui derivati. «I processi di innovazione finanziaria - dice Vegas - pur ampliando le possibilità di investimento e diversificazione di portafoglio per i risparmiatori, fanno emergere nuove fonti di rischio, non sempre governabili dalle autorità di vigilanza» si legge nel testo del discorso.

Le difficoltà delle Authority
«In un mondo sempre più globalizzato - prosegue Vegas - diventano più stretti e meno agevolmente tracciabili i legami tra i mercati e gli intermediari bancari. Può diventare complesso valutare l'entità dei rischi che si diffondono all'interno dei sistemi finanziari e risulta sempre più arduo definire nuove norme ed esercitare controlli. Nuovi prodotti e nuove pratiche operative si collocano in aree grigie, dove le regole di vigilanza prudenziale, che presidiano la stabilità dei singoli intermediari, si sovrappongono a quelle che disciplinano la correttezza e la trasparenza dei comportamenti».

Gli strumenti della speculazione
Il presidente della Consob cita i cds, i derivati che assicurano sul rischio fallimento, e il cosiddetto high frequency trading, cioè la tecnica di contrattazione che, utilizzando algoritmi matematici e connessioni ad alta velocità, consente di inserire, eseguire e cancellare ordini nell'arco di millisecondi sfruttando variazioni marginali dei prezzi. Altro esempio citato da Vegas, sono gli Etf, fondi di investimento che che replicano l'andamento di un indice di mercato. «La complessità e la rischiosità crescenti di tali fondi richiedono un attento esame da parte delle autorità di vigilanza» avverte il presidente della Consob.

La regolamentazione
Data la globalizzazione dei mercati, risulta difficile regolamentare questi strumenti. Le autorità nazionali si sono mosse autonomamente ma questi sforzi spesso sono stati vanificati. «La mobilità dei capitali, che si spostano liberamente e velocemente, consente di trasferire le transazioni verso giurisdizioni più permissive». I singoli paesi insomma non hanno gli strumenti per competere. Nonostante ciò alcuni legislatori nazionali continuano a ritenere che iniziative autonome possano essere, comunque, efficaci. Vegas in particolare cita il recente dibattito sull'imposta sulle transazioni finanziarie. Tuttavia - dice Vegas - se si vogliono affrontare le sfide del mercato globale con ragionevole possibilità di successo «occorre disporre di una regolamentazione finanziaria armonizzata».

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