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Questo articolo è stato pubblicato il 13 giugno 2012 alle ore 16:47.

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«L'economia italiana è moribonda», scriveva martedì sera il sito del Wall Street Journal, proprio mentre Monti era impegnato in un delicato vertice a Palazzo Chigi sulla crisi dell'Eurozona. Oggi, lo stesso giornale, nella sua edizione cartacea, ha aperto con un articolo in prima pagina dedicato al primo ministro italiano, in cui si spiega come sia finita «la luna di miele tra gli italiani e il premier Monti».

A poche ore di distanza il Financial Times ha fatto sponda. «Mamma mia, ci risiamo»: con questo incipit la testata inglese è tornata a occuparsi della crisi italiana in un editoriale dal titolo «Le onde che sciabordano alla porta di Roma».

Lasciando da parte la visione britannica, da sempre euroscettica, che cosa spinge i più autorevoli opinionisti degli Stati Uniti - proprio mentre il loro presidente Obama segue con apprensione l'evoluzione della crisi dell'eurozona - ad attaccare l'Italia e indebolire così le già minate fondamenta dell'euro?

Alle origini della crisi
In molti hanno parlato di un attacco all'Italia. Si tratta di qualcosa in più di un'ipotesi. Ma la spiegazione di quello che sta accadendo sui mercati va forse ricercata nella scintilla che ha scatenato le recenti crisi in Europa: la crisi dei mutui subprime, negli Stati Uniti. L'evento non poteva che essere scatenante. E non poteva non travolgere il già fragile e indebitato comparto finanziario europeo.

Perché gli Stati Uniti non tifano Europa
Se l'economia dell'Eurozona è in ginocchio, quella degli Stati Uniti d'America non è in piedi. Così, al di là delle dichiarazioni ufficiali, anche l'America confida, per il suo rilancio, in un'Europa più debole che in forze. Anche perché gli Stati Uniti d'Europa - qualora il processo d'integrazione arrivasse davvero a compimento - sarebbero un competitor molto agguerrito. Con fondamentali anche migliori di quelli degli Usa. Come dimostrano i dati aggregati dei 27 Paesi dell'Unione.

Il confronto tra i fondamentali
Ecco i numeri, elaborati sulle statistiche Eurostat (si veda la tabella). Prendendo i dati 2011, si scopre che gli Stati Uniti d'Europa hanno un Pil maggiore, in termini assoluti, rispetto agli Usa. La crescita annuale è simile (+1,5% per l'Europa, +1,7% per gli Usa). Ma soprattutto gli Stati Uniti d'Europa avrebbero un debito pubblico inferiore, sia in termini assoluti, che in % rispetto al Pil: gli Usa hanno infatti un indebitamento pari al 114,32% del Pil, gli Stati Uniti d'Europa si fermano all'82,5%.

Gli Stati Uniti d'Europa - che vanterebbero una popolazione di 502milioni di persone, contro i 313 degli Usa - sarebbero davanti anche in quanto a valore dell'export: 1.914 miliardi di dollari, contro 1.473.

Osservando questi dati, la domanda sorge spontanea: attaccare l'economia moribonda dell'Italia non è forse un tentativo per indebolire la più florida (anche se per ora solo virtualmente) economia degli Stati Uniti d'Europa?

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