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Questo articolo è stato pubblicato il 20 luglio 2012 alle ore 06:42.

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Unipol conquista il gruppo Premafin-Fonsai. Dopo una battaglia durata cinque mesi la compagnia bolognese ha da ieri il controllo assoluto di Premafin e, a cascata, della quota di maggioranza relativa (35%) del gruppo assicurativo Fonsai. Il passaggio delle consegne con i vecchi azionisti di maggioranza, la famiglia Ligresti, è avvenuto (non senza qualche ultimo sussulto) attraverso un aumento di capitale riservato da 340 milioni che ha consentito alla compagnia guidata da Carlo Cimbri di acquisire una quota dell'81% della società. Gli stessi soldi, sempre ieri, sono stati utilizzati da Premafin e dalla sua controllata Finadin per partecipare all'aumento di capitale in corso della controllata Fonsai per le quote di loro competenza.
Con l'operazione, che secondo il progetto sarà seguita da una fusione a quattro (Fonsai, Unipol assicurazioni, Premafin e Milano Assicurazioni), nasce il secondo gruppo assicurativo in Italia, dopo Generali, con 17,6 miliardi di premi (2011), 14 milioni di clienti ed una rete di 4600 agenzie assicuratrici.
La giornata era cominciata, ancora una volta, sotto il segno dell'incertezza, con la riunione del cda di Premafin chiamato a ribadire, attuandolo, l'aumento di capitale riservato. La riunione era stata convocata dal presidente Giulia Ligresti che ha tentato un'ultima sortita, proponendo di rinviare l'esecuzione dell'aumento di capitale con Unipol. Non è chiaro quanto fosse effettiva questa volontà di resistenza oppure la proposta era volta, più modestamente, a rendere maggiormente percorribile l'esercizio del recesso nell'ambito della fusione finale. È un diritto che, a norma di codice civile, spetta in determinate circostanze (ad esempio in caso di fusione, quando cambia l'oggetto sociale) agli azionisti che non concorrono alle relative delibere. Nonostante il voto favorevole in assemblea al progetto di integrazione i successivi ripensamenti dei Ligresti, come quello di ieri, potrebbero dunque essere fatti valere quando il problema si porrà. Fatto sta che la proposta della Ligresti ha raccolto i consensi soltanto di 3 altri consiglieri. Il Cda, in maggioranza, ha invece deciso di andare per la sua strada, peraltro già segnata. I poteri di firma sono stati attribuiti al direttore generale Andrea Novarese e così è stato quest'ultimo, conclusa la riunione del cda, a recarsi nello studio del notaio Piergaetano Marchetti per sottoscrivere l'atto di esecuzione dell'aumento di capitale assieme all'Ad di Unipol Carlo Cimbri.
Immediate e vincolanti sono state le conseguenze della decisione, per effetto dell'acquisizione del controllo. Ecco le principali. Premafin ha risolto il contratto di equity swap con Unicredit assumendo nuovo debito per 45,5 milioni in contropartita di 34.736 titoli Fonsai. Inoltre è entrata in vigore la ristrutturazione dei finanziamenti con le banche creditrici della società riscadenzando i debiti (368 milioni) al 31 dicembre del 2020. A garanzia delle proprie esposizioni le banche continueranno ad avere un pegno di 1,2 miliardi di titoli Fonsai che tuttavia non si estenderà ai nuovi titoli rinvenienti dall'aumento di capitale in corso.
«Finalmente - ha commentato lo stesso Cimbri – si può cominciare a lavorare per l'interesse industriale delle aziende e non per cavilli burocratico-legali. In un contesto «non facile - ha aggiunto- lavorare con soggetti italiani, manager italiani e capitali italiani per rafforzare un patrimonio italiano è una sfida ancora più motivante». L'amministratore di Unipol, ha riservato una battuta anche ai fondi Sator e Palladio che fino all'ultimo hanno conteso a Bologna l'acquisizione del gruppo dei Ligresti e che mantengono una quota di minoranza dell'8% in Fonsai. «Spero - ha detto - che abbiano almeno i soldi per partecipare all'aumento di capitale».
I fondi che fanno capo a Matteo Arpe e Roberto Meneguzzo ha condotto con grande determinazione un battaglia per un progetto alternativo di aggregazione ma non sono riusciti a fare breccia sul fronte delle banche creditrici, capeggiato da Mediobanca, compatto nel sostenere il piano di Unipol.
Nelle prossime settimane gli uomini di Bologna si installeranno sul ponte di comando delle società appena acquisite. Il Cda di Premafin è già dimissionario e lo stesso atto da parte di quello di Fonsai - ha detto Cimbri – «sarebbe di buongusto».
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