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Questo articolo è stato pubblicato il 12 agosto 2012 alle ore 08:16.

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NEW YORK
Le accuse di riciclaggio mosse dalle autorità americane contro la banca britannica Standard Chartered hanno lambito un altro gigante globale, il protagonita dei servizi contabili e di consulenza Deloitte & Touche. Al centro del possibile coinvolgimento di Delotte è un dirigente con un passato all'interno di amministrazioni Usa, fino al suo più recente ruolo di sostenitore della raccolta fondi per Barack Obama.
Deloitte, che ha agito da consulente della banca, ha negato di aver avuto alcun ruolo nel facilitare violazioni da parte di Standard Chartered, che per gli americani avrebbe coperto transazioni illegali dell'Iran per 250 miliardi di dollari in 10 anni, in cambio di laute commissioni, esponendo il sistema finanziario a rischi di infiltrazioni terroristiche e mettendo a rischio la sicurezza nazionale. Ha anzi definito simili sospetti una «distorsione dei fatti». Standard Chartered ha a sua volta respinto ogni addebito, anche se la banca ha adesso intavolato serrate trattative per archiviare il caso in vista del primo appuntamento con le authority, un'audizione convocata per il 15 agosto.
Le autorità Usa – inizialmente spaccate tra l'ente di sorveglianza finanziaria di New York, passato all'offensiva, e i più cauti organismi federali – sono parse impegnate negli ultimi giorni a creare un fronte comune per portare a conclusione l'inchiesta. Standard Chartered ha finora amesso irregolarità su non più di 14 milioni di dollari in transazioni, una cifra lontana da quella che le viene imputata, ma teme comunque danni alla reputazione dal trascinarsi dell'inchiesta e sarebbe favorevole a un rapido compromesso. Il negoziato, ancora interlocutorio, ruota attorno a una forte multa e resta da vedere se prevederà restrizioni o riforme alle attività della banca, altrimenti minacciata di revoca della licenza a New York. Al momento la banca starebbe negoziando separatamente con la procura federale, la Fed e il New York Deparment of Financial Services di Benjamin Lawsky, nato soltanto l'anno scorso dalla fusione di authority locali su banche e assicurazioni.
L'executive al centro del possibile ruolo di Deloitte, stando al Wall Street Journal, sarebbe Michael Zeldin, il responsabile delle attività anti-riciclaggio per la società. Zeldin, stando alla e-mail di un partner di Deloitte, avrebbe redatto un rapporto «censurato» da presentare alla autorità, eliminando informazioni sulle operazioni sospette. Nè Zeldin, nè Deloitte sono tuttavia oggi formalmente sotto accusa.
Il dirigente, avvocato di formazione, è in Deloitte ormai dal 2000, ma era stato un alto funzionario del Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti. Aveva guidato gli sforzi contro il riciclaggio durante l'amministrazione repubblicana di George W. Bush. Questo dopo essere entrato nel Dipartimento con incarichi di lotta al narcotraffico. In un segno del potenziale ripercussioni politiche che la posizione di Zeldin potrebbe comportare anche per l'attuale presidente democratico Obama, la sua campagna ha fatto sapere che se emergeranno prove o ulteriori informazioni sulle accuse i fondi che sono stati raccolti dall'executive verrano immediatamente restituiti.
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