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Questo articolo è stato pubblicato il 18 agosto 2012 alle ore 08:19.

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Resta intatto il trend rialzista del mercato petrolifero, anche se la chiusura della settimana ha visto un ridimensionamento dei prezzi rispetto ai massimi trimestrali registrati il giorno precedente.
Gli operatori hanno mostrato di reagire a due sviluppi di tipo "politico". Da un lato, l'agenzia Reuters ha rivelato che gli Stati Uniti stanno considerando un possibile rilascio delle scorte pubbliche con l'obiettivo di calmierare i prezzi; dall'altro, le dichiarazioni del presidente israeliano Simon Peres – sulla sua fiducia nella promessa del presidente Usa Barack Obama di impedire a Teheran di produrre armi nucleari – hanno suonato come una manifesta opposizione a un attacco unilaterale all'Iran, in contrasto con l'atteggiamento del premier Netanyahu e del ministro della Difesa Barak.
Così si sono allentati i timori di una imminente offensiva contro le installazioni del programma nucleare iraniano; preoccupazioni che avevano contribuito in modo sostanziale al rialzo di circa un terzo delle quotazioni petrolifere nell'arco di meno di due mesi. Ieri il Brent ha perso circa l'1,4% scendendo sotto i 114 dollari al barile, mentre il West Texas in serata è tornato marginalmente a salire.
La notizia che la Casa Bianca sta «rispolverando vecchi piani» per un potenziale utilizzo delle riserve strategiche di petrolio ha contribuito a un ripiegamento che comunque non ha impedito ai prezzi di registrare il quinto guadagno settimanale delle ultime sei ottave, risollevandosi dai minimi annuali di 88,49 dollari per il benchmark europeo. Nelle prossime settimane i funzionari statunitensi terranno d'occhio le condizioni del mercato per vedere se i prezzi della benzina scenderanno dopo la festa del Labor Day, il 3 settembre, come accade di solito: in caso contrario, potrebbe scattare l'immissione di offerta addizionale sul mercato.
Il rally del prezzo del petrolio è avvenuto in un momento in cui la crescita dell'economia globale appare in chiaro rallentamento, tanto che a molti investitori i recenti rincari appaiono eccessivi. Tuttavia la stessa Agenzia internationale per l'Energia ha appena alzato le sue stime sulla domanda per il 2012, in quanto i consumi globali si stanno mantenendo su livelli piuttosto elevati, in modo almeno in parte sorprendente, anche perchè quelli Usa sono vicini ai minimi da 4 anni.
L'Aie ha anche fatto notare l'ampia serie di problematiche legate all'offerta, dalle manutenzioni in numerosi giacimenti del Mare del Nord agli effetti delle inasprite sanzioni internazionali nei confronti dell'Iran. Una combinazioni di fattori, dunque, che continua a portare sostegno alle quotazioni, come appare anche dai prezzi spot maggiorati rispetto ai vicini contratti a termine. Tra l'altro, in termini di euro, i prezzi del benchmark sono tornati oltre quota 93, ossia agli stesso livelli dell'estate del 2008, ossia dei tempi del boom dei prezzi di materie prime energetiche e più in generale delle commodities. E gli automobilisti europei ne patiscono le conseguenze ogni volta che si fermano a un distributore di benzina.
Intanto emergono indicazioni secondo cui gli hedge fund stanno lentamente accumulando scommesse su ulteriori balzi dei prezzi, motivati soprattutto dalle tensioni mediorientali che singole dichiarazioni di politici alleviano solo in minima parte.
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