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Questo articolo è stato pubblicato il 13 dicembre 2012 alle ore 07:41.

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Il ministro Grilli con il ministro dell'Economia danese Margrethe Vestager (Reuters)Il ministro Grilli con il ministro dell'Economia danese Margrethe Vestager (Reuters)

Dopo tre mesi di aspro negoziato e 14 ore di maratona notturna i 27 paesi dell'Unione hanno raggiunto ieri un accordo che prevede la centralizzazione della vigilanza bancaria in Europa. Il pacchetto è il frutto di un compromesso tra diverse sensibilità nazionali, ma rappresenta una importante cessione di sovranità e un tassello decisivo nell'integrazione della zona euro mentre i paesi dell'unione monetaria tentano di dare una risposta strutturale alla crisi debitoria.
Gli stati membri dell'Unione si sono accordati nella notte qui a Bruxelles per trasferire alla Bce il potere di vigilare direttamente su circa 150-200 banche. Gli altri istituti di crediti della zona euro verranno sorvegliati dalle autorità nazionali, anche se l'istituto monetario di Francoforte avrà un diritto di controllo. "Si tratta di un primo passo verso una unione bancaria", ha detto il commissario al mercato unico Michel Barnier. "Il ruolo della Bce sarà cruciale, non vi è alcun dubbio su questo".
Il nuovo sistema sarà pienamente operativo dal 1 marzo 2014, anche se nel comunicato stampa pubblicato alle 6 di questa mattina si apre la porta a un eventuale ulteriore rinvio. La Bce vigilerà direttamente su tutte le banche con attivi per oltre 30 miliardi di euro. Le altre rimarranno sotto il controllo delle autorità nazionali. Se vi saranno problemi in singoli istituti di credito nell'unione monetaria, l'istituto di Francoforte potrà però appropriarsi del dossier in qualsiasi momento.
Due aspetti sono stati particolarmente discussi nella notte tra i 27 ministri delle Finanze: la separazione tra politica monetaria e vigilanza bancaria nella Bce, e le modalità di voto nell'Autorità bancaria europea, l'organismo che continuerà a regolamentare il mercato unico a 27. Sul primo punto, è stata decisa la creazione di un comitato di pilotaggio (steering committee in inglese) che nella Bce farà da trait d'union tra consiglio di sorveglianza e consiglio direttivo.

Le decisioni dell'Eba avverranno con un voto a doppia maggioranza in modo che i paesi che non parteciperanno alla vigilanza unica – in primis la Gran Bretagna - non saranno sistematicamente messi in minoranza dagli stati membri che aderiranno alla riforma. Il pacchetto dovrà permettere di ricapitalizzare direttamente le banche in crisi attraverso il fondo europeo Esm, evitando di passare dai tesori nazionali e spezzando così il circolo vizioso tra bilanci bancari e bilanci sovrani.
Secondo le prime informazioni, i ministri si sono messi d'accordo per permettere la ricapitalizzazione diretta degli istituti di credito anche prima del marzo 2014, purché ci sia il benestare all'unanimità dei paesi di trasferire la sorveglianza creditizia della banca in crisi alla Bce. Se confermato, si tratterebbe di un compromesso tra le paure tedesche di anticipare irrealisticamente i tempi di una riforma ambiziosa e le esigenze francesi di rassicurare i mercati sul futuro del sistema bancario europeo.
Più in generale, l'intesa di questa notte è l'ennesimo esercizio di equilibrismo politico tra esigenze nazionali diverse. Un giudizio più preciso potrà essere formulato solo dopo che verrà reso pubblico i testi dei due regolamenti che da ora in poi saranno oggetto di negoziato con il Parlamento europeo. Chi vuole può puntare il dito contro il ruolo sempre molto incisivo delle autorità nazionali. Altri faranno notare che bene o male l'intesa dà alla Bce poteri impensabili fino a pochi mesi fa.

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