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Questo articolo è stato pubblicato il 04 gennaio 2013 alle ore 06:42.

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Che il percorso fosse in salita lo si sapeva fin dall'inizio, quando a settembre è partito l'iter di vendita. Ma adesso la strada per la cessione di Ti Media, la società che controlla le emittenti La7 e Mtv Italia, pare sempre più ripida. Tanto che ormai sul mercato lo scetticismo è palese: ieri sono stati gli analisti di Intermonte (ma sono solo gli ultimi in ordine di tempo), a esprimere apertamente il loro scetticismo. A rinfocolare i timori, i rumors circa un ultimo trimestre dell'anno peggiore delle stime (che peraltro non erano brillanti). L'avvitamento dei conti della società, dove c'è stato anche un ricambio di manager con l'uscita di Giovanni Stella e la nomina al timone di Marco Ghigliani, non è un buon viatico per un'asta che ha già visto diversi slittamenti di scadenze e rinvii. Nei primi nove mesi Ti Media ha perso circa 54 milioni. Ora che il 2012 è alle spalle si scatenano le previsioni più varie, ma tutte improntate in negativo: le stime più pessimiste si spingono addirittura a ipotizzare un rosso "monstre" di 120 milioni. Il consensus di mercato invece fissa l'asticella delle perdite più in basso: circa 78 milioni, che però ora andrebbe rivisto poco sotto i 100 milioni. Ma il divario maggiore è sui ricavi che più delle perdite danno il polso sull'andamento del business. Alcune stime non ufficiali parlano addirittura di appena 175 milioni di ricavi lordi, a cui andrebe sottratto l'aggio che spetta alla Cairo Communications che raccoglie la pubblicità per le emittenti. Ma fonti vicine alla società danno un'indicazione superiore ai 200 milioni.
Sia come sia, dei quindici potenziali acquirenti iniziali, che si presentarono agli advisor Mediobanca e Citigroup, sono rimasti solo in due, il fondo Clessidra (che nel frattempo ha imbarcato Equinox) e la stessa Cairo Communications: entrambi però sembrano aver espresso riserve. Soprattutto dopo che l'azionista Telecom ha chiesto una revisione del prezzo, che vuol dire un rialzo delle offerte. Prospettiva che ha fatto storcere il naso, sorpattutto ora che circolano stime peggiori del previsto.
Negli uffici del fondo di Claudio Sposito sono disposti a confermare il prezzo messo sul piatto di 300 milioni, solo se del pacchetto faranno parte anche i preziosi multiplex. Cairo invece ha sempre solo gareggiato per le emittenti. E potrebbe essere l'unico a rimanere in gara, se divenisse concreto lo scenario di un'inedita alleanza con la stessa Clessidra. Come ogni asta il fattore dirimente è il prezzo: la valutazione di Ti Media che Telecom ha in mente rischia di essere totalmente fuori mercato, dovessero essere confermate le stime più pessimiste. D'altronde l'aver posticipato più volte le scadenze della presentazione delle varie offerte è il segnale della lontananza tra venditori e acquirenti. Tanto che ormai c'è più d'uno a Piazza Affari che crede che, di fronte a offerte ritenute insoddisfacenti, l'ad di Telecom Franco Bernabè possa decidere di ritirare dal mercato la società. Se però così fosse, riferivano alcuni giornali ieri, ci sarebbe un contraccolpo anche nella casamadre: sarebbe più difficile per Telecom Italia raggiungere l'obiettivo di una riduzione del debito a 27,5 miliardi. La risposta si avrà al cda di Telecom del 17 gennaio.
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