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Questo articolo è stato pubblicato il 14 gennaio 2013 alle ore 14:00.

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Di record in record. Il debito pubblico italiano non sembra avere freni: lo scorso novembre, secondo i dati diffusi oggi dalla Banca d'Italia, ha raggiunto la bellezza di 2.020,7 miliardi di euro, circa 34mila euro per ciascun cittadino come precisano le associazioni dei consumatori, e 6 miliardi in più rispetto al mese precedente.

Un dato preoccupante, senza dubbio, anche se la stessa Banca d'Italia tenuto a precisare nel Supplemento al Bollettino statistico di Finanza pubblica che il «fardello» potrebbe tornare «ampiamente al di sotto della soglia dei 2mila miliardi» a causa del «rilevante avanzo osservato per il settore statale» e del «forte decumulo della liquidità del Tesoro». In altre parole, gli incassi legati anche alla seconda rata dell'Imu da una parte e dall'altra la mera contabilità delle emissioni (a dicembre, fra BoT, BTp e CTz, il valore dei titoli scaduti ha superato di quasi 39 miliardi di euro quello delle obbligazioni pubbliche di nuova emissione), permetterà per il momento di arginare la deriva.

Il passo indietro degli investitori esteri
Interessante notare anche lo spaccato dei detentori del pubblico del Tesoro. Le cifre, in questo caso, sono aggiornate a ottobre, ma non sono esenti né da sorprese, né da note positive. Il dato inatteso riguarda gli investitori esteri, che hanno ridotto di oltre 5 miliardi di euro (da 676,5 a 671,1 miliardi) la propria quota. Si tratta però di un dato poco indicativo secondo gli analisti: «Il calo è stato moderato - sottolinea Chiara Cremonesi, strategist di UniCredit – e non dovrebbe essere considerato come l'anticipazione di una tendenza per i mesi successivi».

In ogni caso si tratta di un passo indietro rispetto al dato incoraggiante di settembre (quando gli investimenti da oltre frontiera erano cresciuti di 11 miliardi). I 671 miliardi rappresentano il 39,7% del debito esistente sul mercato, anche se a questa cifra va tolta la quota riacquistata dalla Bce attraverso il Securities Markets Programme (circa 111 miliardi) e quella detenuta dagli investitori italiani attraverso fondi esteri (a giugno era stimata intorno a 131 miliardi la Banca d'Italia). Nel complesso, quindi, gli investitori esteri deterrebbero al momento circa 430 miliardi di titoli di Stato italiani, ovvero il 25,5% del debito complessivo sul mercato: era il 25,8% il mese precedente e addirittura il 46,8% nel giugno 2011, prima che la crisi colpisse il nostro Paese.

Il «patriottismo» dei risparmiatori italiani
Viceversa, a ottobre sono tornati ad aumentare in modo significativo gli acquisti delle famiglie italiane (17 miliardi di euro in più a 214 miliardi), una conseguenza del fortunato collocamento del BTp Italia, che a metà mese aveva raccolto 18 miliardi, provenienti gran parte dai portafogli dei risparmiatori italiani. «Il fatto che gli investitori retail abbiano incrementato la propria esposizione al debito del Tesoro in ottobre – conferma Cremonesi – è un segnale veramente positivo data l'importanza di questa categoria nel sostenere la domanda dei titoli pubblici italiani».

Nel complesso, secondo i dati diffusi oggi, anche le banche italiane hanno incrementato gli acquisti di oltre 10 miliardi di euro (a 366,8 miliardi), imitate dalla Banca d'Italia (+3,5 miliardi a 98,8 miliardi). Questo dato, unito all'incremento delle quote in mano alle famiglie, ha di fatto contrastato il calo del contributo degli esteri e permesso allo spread BTp-Bund di «galleggiare» ad ottobre, un mese iniziato a 368 punti base e concluso a quota 349.

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