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Questo articolo è stato pubblicato il 08 febbraio 2013 alle ore 14:39.

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Apple ha una liquidità di 137 miliardi di dollari. Talmente alta che alcuni azionisti - dopo il recente calo della quotazione del titolo (-35% da settembre) conseguente alla perdita di quote di mercato nel settore degli smartphone - hanno citato in giudizio la società di Cupertino chiedendo una maggiore distribuzione. Viaggia su livelli siderali anche la liquidità di Microsoft, pari a 68,3 miliardi di dollari, più di Google (48,1).

In ogni caso si tratta di proporzioni stratosferiche, paragonabili alle ultime manovre che i governi del Sud Europa sono stati costretti a compiere negli ultimi due anni per non disallinearsi troppo dai binari di Maastricht.

Come sono messe le big dell'industria italiana? Nella tabella correlata pubblichiamo l'elenco delle prime 20 società di Piazza Affari per capitalizzazione, includendo quanta liquidità hanno in cassa (sono escluse le assicurazioni e le banche perché il loro "core" business è orientato proprio sul denaro come merce e quindi non farebbero testo).

Eni, la prima azienda italiana che vale 64 miliardi di euro, ha in cassa oltre 5 miliardi. Enel, la seconda azienda italiana con un valore di Borsa di quasi 28 miliardi, ne ha più di 16 miliardi. Tra le più "liquide" c'è un'altra azienda energetica (e non è un caso): ovvero Tenaris che ha una cassa da 1,16 miliardi a fronte di un valore di Borsa di 17 miliardi. Nell'elenco ci sono anche aziende del lusso. Al primo posto di questa classifica c'è però Fiat che ha liquidità e disponibilità finanziarie pari a 20,325 miliardi. L'altra big dell'industria italiana, Telecom, ne ha 7 miliardi.

Il fattore indebitamento
La liquidità va ponderata però per l'indebitamento. Solo così si può arrivare alla posizione finanziaria netta che misura appunto la differenza tra le disponibilità di un'azienda e il totale dei debiti finanziari. Così scopriamo che Telecom cammina con un indebitamento netto di 34 miliardi (oggi il cda ha pubblicato i conti del 2012 da cui emerge una riduzione del debito a discapito del fatturato e nel nuovo piano triennale c'è l'intenzione di continuare a ridurre il debito). Anche Fiat ha un indebitamento superiore alla liquidità per cui il conto finale è in passivo per quasi 9 miliardi. Tra le prime 20 aziende quotate a PIazza Affari (escluse quelle del settore creditizio) solo tre hanno una posizione finanziaria netta positiva: Stm, Parmalat e Tod's.

Anche per questo motivo una riduzione dello spread (non quello tra BTp e Bund) ma del costo degli interessi che le aziende pagano in banca per rifinanziare il proprio debito rispetto a quanto pagano le compagnie straniere, sarebbe salutare per la ripresa delle aziende e dell'economia italiana.

twitter.com/vitolops

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