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Questo articolo è stato pubblicato il 05 marzo 2013 alle ore 06:41.

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Cairo chiude per La7. Dopo una maratona durata diversi mesi ieri è stato raggiunto l'accordo per la cessione della televisione di Telecom Italia all'imprenditore Urbano Cairo. Manca solo la firma finale, attesa in tempi strettissimi. Ma l'accordo è fatto. L'annuncio – anticipato a mercati aperti da una dichiarazione di Gad Lerner, uno dei volti più noti dell'emittente televisiva, su Twitter («È fatta. Telecom cede La7 a Urbano Cairo») che ha portato la Consob ad avviare verifiche sulla fuga di notizie – è stato dato al termine del consiglio di amministrazione di Telecom Italia Media, durato tre ore, e con all'ordine del giorno conti, piano triennale e, appunto, il processo di cessione di La7. Immediata la reazione in Borsa dei titoli coinvolti: Telecom Italia Media ha segnato un calo pesante del 6,4% proprio sul venir meno di ulteriori rilanci da parte di altri pretendenti, piatta invece la controllante Telecom (+0,09%) e in lieve calo Cairo Communication (-0,65%) in linea con l'andamento del listino.
Nel dettaglio, l'intesa raggiunta tra Telecom Italia Media, assistita da Mediobanca e Citigroup, e Cairo, assistita da Lazard e dallo studio Erede, per la comprevendita di La7, a esclusione del 51% di Mtv Italia, prevede il riconoscimento a Telecom Italia Media «di un corrispettivo pari a 1 milione di euro». Prima del trasferimento della partecipazione, La7 sarà ricapitalizzata «per un importo tale per cui la società avrà, a quella data, una posizione finanziaria netta positiva non inferiore a 88 milioni di euro», spiega una nota diffusa dalla società. E proprio la ricapitalizzazione di La7 «contribuirà a raggiungere il livello di patrimonio netto concordato» tra la società e Cairo, «pari a 138 milioni di euro». Questo grazie anche alla rinuncia da parte di Telecom Italia a «crediti finanziari vantati nei confronti di Telecom Italia Media per un importo complessivo pari a 100 milioni».
Del pacchetto fanno parte poi alcune condizioni. È stabilita la sottoscrizione di un contratto di fornitura di capacità trasmissiva di durata pluriennale tra La7 srl e Telecom Italia Media broadcasting. Così come, ha dichiarato il presidente di Telecom Italia media, Severino Salvemini, c'è l'impegno da parte di Cairo «a non cedere La7 Srl per ventiquattro mesi». In discussione c'erano anche altre condizioni e penali – lo sconto sull'affitto dei mux che restano a TiMedia e il trasferimento di personale ma anche la penale che Cairo reclama nel caso in cui l'Agcom non confermasse il tasto 7 del telecomando (20 milioni) – sulle quali si sarebbe raggiunto un accordo. Si dovrà comunque attendere ancora qualche mese per il closing definitivo, dal momento che l'intesa dovrà essere sottoposto al l'Agcom e all'Antitrust.
Si conclude così, dunque, dopo dieci mesi il lungo processo di vendita di La7. «Ho preso una bella patata bollente», sono state le prime parole di Cairo al microfono di Radio 24. La gara per il terzo polo televisivo alla fine si era infatti ristretta a una corsa a due, tra Cairo, appunto, e il fondo di private equity guidato da Claudio Sposito, con quest'ultimo interessato all'intera TiMedia, mentre è rimasta tecnicamente fuori perché considerata fuori tempo massimo la manifestazione di interesse giunta da Diego Della Valle. Dopo lunghe riflessioni, il gruppo presieduto da Franco Bernabè ha scommesso sui multiplex digitali che resteranno sotto il cappello di TiMedia, con il risultato finale che l'avventura televisiva si chiude per Telecom Italia senza nessun introito, nonostante fosse stato preventivato, quando era stata avviata la procedura di dismissione, di poter ricavare almeno 450 milioni dalla vendita di tutta TiMedia. Il dossier, a questo punto, dovrà ripassare per la ratifica finale al cda di Telecom Italia, già in calendario il 7 marzo per il bilancio.
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