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Questo articolo è stato pubblicato il 21 marzo 2013 alle ore 10:25.

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La Banca centrale europea dà l'ultimatum a Cipro: in mancanza di un accordo con l'Unione europea e il Fondo monetario internazionale entro lunedì, sospenderà la fornitura di liquidità di emergenza, dalla quale le banche cipriote, soprattutto le due più grandi, dipendono per la loro sopravvivenza.
Il consiglio della Bce, che si è riunito mercoledì sera, ha scelto la linea dura dopo che il Parlamento cipriota ha bocciato un precedente accordo, che comprendeva una tassa sui depositi bancari, e il Governo di Nicosia si è rivolto alla Russia per negoziare un piano di aiuti alternativo.

In una breve nota diffusa questa mattina, il consiglio della Bce dichiara che manterrà la fornitura di liquidità (attraverso lo sportello Ela, Emergency liquidity assistance) solo fino a lunedì e in seguito la sospenderà in mancanza di un accordo per un salvataggio internazionale con la Ue e l'Fmi.

L'Ela è concessa dalla Banca centrale di Cipro, ma richiede l'autorizzazione della Bce, che può revocarla con una maggioranza di due terzi. Si tratta di uno strumento per fornire liquidità a banche che comunque siano giudicate solventi. E' chiaro che, in assenza di un piano di salvataggio, questa condizione verrebbe meno da martedì, quando le banche dovrebbero riaprire, dopo una chiusura di oltre una settimana, e sarebbero inevitabilmente soggette a una massiccia fuga dai depositi.

La Bce aveva detto in un primo tempo di voler attendere una decisione sul piano di salvataggio prima di deliberare sulla prosecuzione dell'Ela, ora ha scelto di mettere pressione per una conclusione dell'accordo, consapevole del fatto che il perdurare dell'incertezza su Cipro può avere ripercussioni sui sistemi bancari del resto dell'eurozona, anche se finora gli effetti di contagio sono stati limitati.

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