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Questo articolo è stato pubblicato il 28 marzo 2013 alle ore 07:12.

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LONDRA - Il capo economista del Fondo monetario, Olivier Blanchard, lancia l'allarme sulla stagnazione della produttività in Italia e vede nel ritorno della crescita e nell'adozione di politiche di riforma strutturale che la promuovono l'unica via che consentirà all'Italia, e all'Europa, di uscire dalla crisi degli ultimi tre anni. E sostiene che l'applicazione troppo rapida dell'austerità rischia di provocare, quando la crescita è già bassissima (in Italia, negativa), ulteriore contrazione, esplosione delle sofferenze bancarie e pesanti restrizioni al credito.

L'economista sollecita anche la Germania ad accettare un'inflazione sopra il 2% per riequilibrare la competitività nell'eurozona. Blanchard, 64 anni, compagno di studi al Mit del presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, cui resta molto legato, è uno degli esponenti più rispettati di una professione che con la crisi si è ritrovata bersaglio di tutte le critiche. Per primo si è fatto promotore di un ripensamento a fondo della macroeconomia, convocando due anni all'Fmi il Gotha degli economisti di ogni convinzione. Il mese prossimo farà da padrone di casa a un altro incontro. Nel frattempo ha esaminato le lezioni della crisi, portando l'Fmi, considerato il bastione del rigore fiscale più inflessibile, in una direzione alcuni fa impensabile. Nell'autunno scorso ha scritto un articolo che ha sollevato non poche controversie, per sottolineare che gli effetti negativi dell'austerità fiscale sulla crescita sono più pesanti di quanto si pensasse finora.

In quest'intervista, concessa prima di un "conclave" di banchieri centrali ed economisti alla Bank of Emgland, cui ha partecipato anche Draghi, guarda al futuro della macroeconomia attraverso il prisma della crisi europea.

La crisi ci ha costretto a ripensare le nostre certezze sulla macroeconomia. Ma le autorità, avendo abbandonato la vecchia strada, ne stanno percorrendo una nuova dando però l'impressione di procedere per tentativi, aggravando l'incertezza per i mercati e gli agenti economici.
L'incertezza è un fattore importante dell'attuale situazione economica. Ma ci sono tipi diversi di incertezza, con effetti diversi. In politica monetaria, c'è incertezza sugli strumenti, in quanto le banche centrali sperimentano vari interventi, ma c'è pochissima incertezza sugli obiettivi. Come ha detto il presidente della Bce l'estate scorsa, la Bce «farà tutto quello che è necessario». Lo stesso è vero della Federal Reserve. Così, se i mercati non sanno esattamente cosa faranno le banche centrali, c'è poca incertezza sul loro impegno. Sulla regolamentazione finanziaria è diverso, a causa dell'interazione fra regolatori e regolati, in cui c'è un aspetto di gioco del gatto e del topo. Come si mettono in atto nuove regole, le istituzioni finanziarie evolvono, spesso forzando un cambiamento delle regole e così via. Il risultato è un'incertezza regolatoria, che complica il lavoro delle istituzioni finanziarie. Ma, data la difficoltà nel definire la regolemantazione finanziaria, c'è poco da fare per evitarlo e probabilmente vivremo con quest'incertezza ancora a lungo.

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