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Questo articolo è stato pubblicato il 19 aprile 2013 alle ore 06:44.

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Prosegue l'attività d'indagine e di reperimento di documentazione sul Monte dei Paschi di Siena. Ieri mattina il nucleo Valutario della Gdf si è presentato nella sede di Milano di Jp Morgan chiedendo ulteriore materiale sull'operazione di finanziamento di Mps del 2007, finalizzato all'acquisto di Antonveneta.

Si parla ufficialmente di un approfondimento sulla struttura organizzativa della banca inglese. Probabilmente gli uomini della Gdf hanno voluto recuperare documenti relativi ai rapporti di lunga data con Mps. Rapporti che hanno portato alla costruzione del prodotto finanziario Fresh, del valore di un miliardo, il cui scopo era contribuire all'aumento di capitale di Mps per l'acquisto di Antonveneta nel 2008 per 9,3 miliardi, finito nel mirino della procura di Siena per i presunti reati di ostacolo alla vigilanza, falso in prospetto e manipolazione del mercato, di cui sono accusati gli ex vertici di Mps.

Nessuna perquisizione negli uffici di Jp Morgan, dunque. Ma l'inchiesta prosegue, evidentemente, e si sta focalizzando sempre di più sul ruolo delle banche straniere, sia per quanto riguarda il filone di inchiesta su Antonveneta che sui derivati.

Nel primo caso, al centro della vicenda ci sono Jp Morgan e Bank of New York. A collocare il Fresh (obbligazioni convertibili in azioni) è stato Jp Morgan, che poi ha ceduto i titoli a Bony, la quale a sua volta ha chiesto una «indemnity side letter» a tutela di alcuni sottoscrittori che volevano avere certezza di rendimenti nonostante il prodotto fosse ancorato all'esistenza di dividendi. Il tutto all'insaputa delle autorità di vigilanza. Poi Jp Morgan ha mantenuto la nuda proprietà del titolo, vendendo l'usufrutto a Mps per una cifra di 86 milioni all'anno.

Tutta questa complessa operazione finanziaria è nel mirino degli inquirenti e di Bankitalia, ed è possibile che nei prossimi mesi si arrivi ad una svolta nelle indagini, o quanto meno ad un primo importante punto fermo, entro agosto. Prossimo passo sarà l'interrogatorio a Madrid di Emilio Botin, presidente del Santander, da cui Mps ha acquistato Antonveneta. I pm sono fermamente convinti che serva un confronto con il numero uno della banca spagnola.

Per quanto riguarda i derivati invece, solo tre giorni fa banca Nomura è stata perquisita, su disposizione urgente dei pm Nastasi, Natalini e Grosso, per una cifra record di 1,8 miliardi, relativamente al prodotto strutturato Alexandria, sottoscritto dalla banca senese e dalla banca giapponese, che secondo la procura di Siena (oltre che di Bankitalia e dei nuovi vertici di Mps) è causa di ingenti perdite in bilancio (730 milioni). Su questo prodotto finanziario è spuntata pure un'inedita e gravissima, ipotesi di reato: l'usura, di cui è accusato l'ex ad del mercato europeo di Nomura Sadeq Sayeed, il manager (di Dresdner prima e di Nomura poi) Raffaele Ricci, l'ex presidente di Mps Giuseppe Mussari, l'ex dg Antonio Vigni e l'ex responsabile dell'area finanziaria Gian Luca Baldassarri.

Anche sui derivati si procede ora con nuovi approfondimenti: si dovranno studiare i complessi meccanismi finanziari del secondo derivato finito nel mirino della procura, Santorini, sottoscritto con Deutsche Bank.

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