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Questo articolo è stato pubblicato il 24 maggio 2013 alle ore 06:44.

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Primo passo del nuovo gigante delle commodities sul mercato del debito. Glencore Xstrata Plc, società nata solo tre settimane fa quando è stata finalizzata la fusione da 76 miliardi di dollari tra i due gruppi rivali dopo un processo durato oltre un anno, ha collocato sul mercato titoli obbligazionari per complessivi 5 miliardi di dollari. L'entità dell'emissione è nettamente superiore a quelle condotte in passato separatamente da Glencore o Xstrata (quest'ultima aveva collocato titoli per 2,25 miliardi a novembre) a conferma di come il gruppo nato dall'integrazione possa ora disporre di una potenza finanziaria senza precedenti. Nello specifico la società, che ha la sua sede legale in Svizzera, ha collocato tramite la sua controllata Glencore Funding Llc titoli a 3, 5 e 10 anni a tasso fisso (rispettivamente 1,7%, 2,5% e 4,1%) e ulteriori bond a tasso variabile a 3 e 5 anni. I fondi raccolti verranno utilizzati per ripagare parte del debito circolante oltre che per voci generali di spesa.
L'operazione - che è stata gestita come lead manager da Bank of America Merrill Lynch, Bnp Paribas, Credit Suisse e Royal Bank of Scotland - viene a una sola settimana di distanza dal colpo di scena che ha visto il consiglio di amministrazione votare per la sostituzione del presidente John Bond con l'ex presidente di British Petroleum, Tony Hayward, che ha accettato l'incarico a interim. L'amministratore delegato Ivan Glasenberg, proprietario dell'8% dell'azienda, ha avviato il processo di selezione del nuovo presidente anche perché Hayward non arriva con un biglietto di presentazione esente da macchie. Era lui infatti a capo della Bp nel luglio del 2011 quando avvenne il disastro ecologico della piattaforma Deepwater Horizon nel golfo del Messico. Glasenberg, noto per il suo stile senza fronzoli (quando tre settimane fa è stata conclusa la fusione ha vietato ai suoi uomini di stappare bottiglie di champagne dicendo che le celebrazioni dopo una fusione le fanno solo le banche mentre chi compra deve aspettare almeno 5 anni per sapere se ha fatto un buon affare) cerca un dirigente in grado di ricompattare la base e gli azionisti la cui rivolta ha portato all'eliminazione di Bond e di altri ex dirigenti Xstrata.
La pietra dello scandalo è stata, come spesso in questi casi, la somma colossale che gli ex dirigenti di Xstrata avevano deciso di riservarsi per premiarsi di aver portato a fondo la fusione con Glencore, una torta inizialmente indicata a 240 milioni di sterline. In una recente intervista con il Wall Street Journal, Glasenberg ha inoltre escluso in linea di principio possibili ulteriori grosse operazioni di acquisizione, sebbene siano emersi rumors di un suo ipotetico interesse per gruppi del calibro di Rio Tinto ed Eurasian Natural Resources. Con un debito netto alla data del 31 dicembre di oltre 30 miliardi di dollari, Glencore Xstrata, ha spiegato il ceo, ha ora come compito prioritario quello di procedere nel processo di consolidamento al proprio interno di Xstrata. «Non si possono fare grosse acquisizioni in cash a meno che i prezzi delle commodities tornino a crescere significativamente. Noi ci guardiamo sempre per vedere se ci sono opportunità interessanti ma non dobbiamo per forza comprare qualcuno».
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