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Questo articolo è stato pubblicato il 22 giugno 2013 alle ore 08:25.

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Mani libere e tutto potenzialmente in vendita: fuori da tutti i patti e niente più partecipazioni strategiche. Non è banale la svolta di Mediobanca che, nell'arco triennale del piano presentato ieri, cambierà davvero pelle con 2 miliardi che saranno ricavati dalle dismissioni. Generali resterà comunque il gioiello della corona, ma l'addio a Rcs e Telecom è questione di mesi (per entrambe la disdetta degli accordi è a settembre), tant'è che le quote sono già state allineate ai prezzi di Borsa, perdendo il premio di maggioranza relativa, con l'effetto che l'esercizio al 30 giugno chiuderà in rosso. L'uscita da Pirelli sarà in più in là, insieme agli altri soci, ma «il sentiero è quello già tracciato dall'attuale azionista».
Quantitativamente è la cessione del 3% di Generali l'evento più rilevante. L'obiettivo naturalmente non è svendere. E questo significa, ha spiegato l'ad Alberto Nagel, essere «aperti a tutte le opzioni». «Non necessariamente si procederà con la vendita sul mercato, ma per esempio un'ipotesi è trovare un partner che aiuti a crescere Generali in alcuni mercati». Il pacchetto potrebbe servire cioè a cementare un'alleanza industriale. «L'importante è vendere in presenza di una buona valorizzazione del titolo» e dunque, presumibilmente, quando il piano del ceo Mario Greco «sarà arrivato a uno stadio più avanzato».
"Politicamente" sono invece più sensibili gli altri due dossier caldi: Rcs e Telecom. Sulla casa editrice del Corriere della Sera, c'era la necessità di stabilizzare la situazione finanziaria, e «un azionista responsabile, come è Mediobanca», non poteva sottrarsi. Poi verrà il momento di «lavorare sull'azionariato». «Ci si ritroverà intorno a un tavolo con i soci più rilevanti, sia dentro sia fuori patto, per discutere della fase 2», ha anticipato Nagel, confermando l'appuntamento per luglio, a ricapitalizzazione clonclusa quando sarà chiara la mappa del nuovo azionariato. «Non ci sono i margini per cambiare il piano ora, ma c'è tutta la disponibilità a ragionare sul dopo», ha osservato Nagel, rispondendo indirettamente a Della Valle che chiedeva un segnale concreto entro fine mese. Il dopo, nell'idea di Nagel, è superare la logica del «superpatto che non corrisponde alle esigenze della società», quando invece c'è bisogno di qualcuno che si faccia carico del business, di «un editore italiano o internazionale». E magari c'è bisogno di «valorizzare singolarmente» le diverse attività – libri, quotidiani, riviste – o di avere «singoli azionariati». Se poi a Mediobanca sarà richiesto di accompagnare Rcs ancora per qualche tempo, ha aggiunto Nagel, magari lo potrà considerare, ma con una quota ridotta al 2-4% e per un «periodo definito». Al patto dovrà essere data disdetta a settembre, ma «prima lo si cambia e meglio è, perchè oggi i patti del tipo di Rcs mettono a disagio chi ci partecipa».
Su Telco non c'è dubbio: a settembre, «come già anticipato a tutti i soci», Mediobanca chiederà la scissione della propria quota. «Mediobanca non può essere azionista a lungo termine di Telecom. Telco era servita per istituzionalizzare la governance della compagnia in un momento particolare, ma restare ancora sarebbe negativo per gli azionisti Telco e per la stessa Telecom che ha bisogno di creare un azionariato coerente con il proprio business. In questo modo Telecom potrà partecipare meglio al processo di consolidamento già in atto, senza nulla togliere a Telefonica, con la quale abbiamo rapporti eccellenti, anzi, auspichiamo che possa esserci una collaborazione più forte tra i due gruppi. Da parte nostra c'è la volontà di imprimere un'accelerazione in una svolta nella direzione che dovrà valutare Telecom e il suo board». Potrebbe essere Hutchinson Whampoa l'occasione del consolidamento? Al piano dell'azionariato di riferimento «non è arrivata nessuna proposta», ha precisato l'ad di Piazzetta Cuccia, «ma bisogna stare molto attenti perchè non deve esserci nemmeno il sospetto di un trattamento differenziato tra gli azionisti Telco e gli altri azionisti». Al piano Telecom c'è invece la possibile integrazione con 3 Italia. «Concettualmente sono orientato a seguire l'ipotesi di consolidamento, perchè quattro operatori mobili sul mercato domestico sono troppi. Ma il costo dello "spegnimento" di un operatore deve essere ripartito tra tutti gli altri, altrimenti uno paga per tutti», ha spiegato Nagel. L'ipotesi dello spezzatino di 3 Italia non pare però essere nei desiderata del suo azionista cinese, intenzionato a giocarsi la partita per estendere la sua influenza in Italia e non invece a uscirne. Si vedrà. Il management di Telcom al momento è piuttosto impegnato sul progetto di scorporo della rete. «Separarla può essere concepibile – ha sottolineato Nagel – ma devono essere veramente evidenti i vantaggi essendo che lo spin-off riguarda parte di un valore unico di Telecom che è la rete». La risposta se andare avanti o meno su questa strada, «per niente ovvia», la si conoscerà «solo alla fine del percorso».
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