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Questo articolo è stato pubblicato il 23 giugno 2013 alle ore 08:41.

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Il petrolio "italiano" parla sempre più russo. Perché il legame tra l'italiana Saras e la moscovita Rosneft continua a rafforzarsi. Nel corso del Forum economico internazionale di San Pietroburgo l'ad di Saras, Massimo Moratti, e il presidente di Rosneft, Igor Sechin, hanno firmato un accordo per creare una joint venture paritetica (al 50%) per le attività commerciali su grezzo e prodotti petroliferi. Sarà operativa nel 2014. L'obiettivo, oltre alle operazioni di trading basate su impianti e logistica esistenti, è favorire l'ingresso in nuovi mercati. A margine della firma Moratti ha dichiarato: «Questa joint venture rafforzerà il posizionamento strategico della Saras e sarà un motore per lo sviluppo commerciale, generando sinergie importanti grazie alla complementarietà delle due società».
Saras - che capitalizza 938 milioni di euro e ha chiuso i primi tre mesi del 2013 con ricavi in calo del 14% a 2,67 miliardi e un margine operativo lordo a 54,4 milioni (-51%) - è tra i primi nella raffinazione in Europa con una delle più grandi raffinerie di petrolio in Sardegna, forte di una capacità di 300mila barili al giorno (circa il 15% di tutta la capacità di raffinazione italiana). Rosneft è la più grande compagnia petrolifera russa con un giro d'affari nel 2012 di 75,3 miliardi di euro e un utile netto di 8,4 miliardi. In settimana ha firmato un contratto da 270 miliardi di dollari con la Cina per la fornitura di petrolio nell'arco di 25 anni e ha siglato, sempre a San Pietroburgo, un'intesa con Eni per la conduzione di attività esplorative nell'offshore russo del Mare di Barents e del Mar Nero.
Con Saras lavorava a una joint-venture già dal dicembre 2012. Nel frattempo i rapporti si sono ancor più consolidati. A metà giugno si è infatti conclusa con successo l'Opa (Offerta pubblica di acquisto) di Rosneft per rilevare il 7,3% del capitale di Saras al prezzo di 1,37 euro per azione per un controvalore di 94,5 milioni di euro. L'operazione ha ricevuto adesioni per oltre 213,7 milioni, pari al 308,46% dei titoli oggetto dell'opa. Ed è seguita all'accordo del 15 aprile in base al quale il gruppo moscovita aveva rilevato il 13,7% dalla famiglia Moratti per 178,5 milioni di euro. Così, ad oggi, il gigante russo detiene il 20,99% della società petrolifera italiana che comunque rimane sotto il controllo della Angelo Moratti sapa forte di una quota del 50,02% sul capitale.
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